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Le certificazioni sono tra le chiavi per restare competitivi sui mercati. E’ evidente che, oggi, a un’azienda non basta più avere un buon prodotto: servono credibilità, solidità e garanzie. In questo contesto le certificazioni stanno diventando sempre più decisive per chi vuole crescere e affacciarsi sui mercati internazionali.

Lo conferma una ricerca di Prometeia e Conforma, che ha coinvolto oltre 50 mila imprese attraverso gli organismi associati.

Più chance all’estero e nei settori strategici

Secondo l’indagine, il 63% delle aziende certificate riesce ad accedere più facilmente ai mercati esteri. E non è tutto: in comparti chiave come agroalimentare, medicale e automotive, una certificazione riconosciuta può fare la differenza.

Non stupisce quindi che gli standard più richiesti restino i classici ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001, insieme alle certificazioni di prodotto. Anche nei bandi pubblici pesano molto: sette operatori su dieci dicono che vengono chieste quasi sempre come requisito di ingresso o come punteggio premiale.

Piccole e grandi imprese, quali vantaggi ci sono

Non tutte le aziende vivono la certificazione allo stesso modo. Per le PMI significa soprattutto migliorare la gestione interna, farsi conoscere da nuovi clienti e avere più chance nei finanziamenti.

Le grandi imprese invece la usano soprattutto per ridurre rischi legali, rispettare le regole delle catene globali e velocizzare l’ingresso in nuovi mercati.

Certificazione e credito, un dialogo da rafforzare

Al momento il mondo bancario considera poco il valore delle certificazioni, ma qualcosa si sta muovendo. Come spiega Gianfranco Torriero, vice direttore generale dell’Abi, questi strumenti possono diventare un elemento prezioso per valutare l’affidabilità di un’impresa, offrendo informazioni sui processi, sulla pianificazione e sulla capacità di controllo.

Doppio binario: sostenibilità e tecnologia

Guardando al futuro, quasi tre operatori su quattro si aspettano un boom delle certificazioni in ambito Esg, in particolare ambientale. “La sostenibilità è un investimento, non un costo”, ricorda Enrico Giovannini di Asvis. Parallelamente, le imprese vedono in intelligenza artificiale e cybersecurity i motori della domanda di nuovi servizi di certificazione.

Non solo burocrazia

“La certificazione non è un timbro da collezionare, ma un passaporto per l’innovazione e l’accesso ai mercati”, sintetizza Nicola Privato, presidente di Conforma. Il vero salto culturale, secondo lui, è smettere di considerarla un obbligo e iniziare a vederla come un investimento strategico per resilienza, crescita e internazionalizzazione.