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Casa: la sicurezza domestica è una priorità per gli italiani

Per il 48,0% degli italiani il reato che ha più timore di subire è il furto in casa, evento già sperimentato dal 24,4% della popolazione. Ecco perché per il 74,4% degli italiani avere sistemi di sicurezza fa sentire più tranquilli, e aiuta a combattere l’ansia (57,3%).
Insomma, la sicurezza domestica è una componente essenziale della qualità della vita (89,2%).
Emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure, realizzato con il contributo del Servizio analisi criminale del Ministero dell’Interno.

Ma se l’85,5% ha almeno un dispositivo di protezione a difesa dell’abitazione, avere un dispositivo di protezione che difende singole parti della casa non è più sufficiente. Pertanto, il 64,7% è convinto sia necessario avere un sistema d’allarme fatto di più componenti

Gestione smart della serratura: la soluzione del futuro

L’84,9% degli italiani si aspetta che un sistema di sicurezza anticipi il pericolo, stroncando sul nascere il tentativo di furto e neutralizzandolo nel minor tempo possibile.

Per questo, la serratura smart è destinata a entrare a far parte nel prossimo futuro dei sistemi di sicurezza più all’avanguardia.
Il 50,3% degli italiani prenderebbe in considerazione l’acquisto di una app per gestire a distanza la serratura di casa, e il 31,9% è già pronto a adottare questa soluzione.

Furto in casa: la paura più grande

Tra chi nella propria vita ha subito almeno un furto, per il 68,9% al momento del reato non c’era nessuno in casa, e nel 52,8% dei casi i ladri sono entrati da finestre e porte finestre Il 30,8% dei furti in abitazione denunciati alle Forze dell’Ordine nel 2023 sono avvenuti di pomeriggio prima delle 20. Il mese con più denunce? Dicembre, con 18.864 furti.

Ma non è solo la criminalità a far paura, la casa è ricca di insidie che vengono dal suo interno. Nel 2023 si sono verificati 2.308.000 incidenti in luogo domestico, che nel 41,6% dei casi hanno avuto come vittime anziani e nel 62,2% donne. 

Dalla rapina alla violenza domestica, nel 2023 aumenta la criminalità

Nel 2023 aumentano le rapine (1.858) e i furti in abitazione (147.660, +10,4% vs 2022). Ogni giorno vengono commessi 410 furti e rapine nelle case degli italiani, e i grandi centri metropolitani sono catalizzatori di occasioni per i malintenzionati.
Roma è in cima alla graduatoria (13.463 furti in abitazione, 9,1% del totale), seguita da Milano (9.552, 6,5%) e Torino (5.795, 3,9%). Un furto ogni cinque avviene in una di queste tre grandi aree metropolitane.

Ma l’abitazione può anche diventare teatro di crimini commessi da famigliari, mariti, partner e padri. I più numerosi sono i maltrattamenti contro famigliari e conviventi, che nel 2023 sono stati 25.260, +2,8% rispetto al 2022. Crescono sensibilmente anche gli atti persecutori, mentre calano leggermente le violenze sessuali.

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Italiani e ristrutturazione casa: la priorità è il comfort abitativo

In Italia il 70% dei proprietari di casa ha pianificato di ristrutturare entro il 2034 e il 61% lo ha già fatto negli ultimi 10 anni. In particolare, coloro che risiedono in unità immobiliari singole e plurifamiliari, che indipendentemente dalla dimensione della casa, mostrano maggiore propensione alla ristrutturazione rispetto a chi vive in condominio.

Il comfort abitativo è il principale motivo per cui oltre il 50% sceglie di ristrutturare.
Insomma, ristrutturare casa si conferma un trend in crescita, ma la conoscenza delle norme sulla sicurezza antincendio e della classe energetica del proprio immobile risulta limitata. Sono alcune evidenze tratte dall’indagine ‘Verso Case Green tra efficienza energetica e sicurezza dimenticata’, condotta da Nomisma per conto di Rockwool.

Scarsa attenzione verso la sicurezza antincendio

I proprietari di immobili meno recenti sono più propensi alla ristrutturazione, e molto sensibili al tema dell’efficientamento energetico, ma il 41% non ha ancora valutato la classe energetica della propria abitazione.
L’urgenza di realizzare interventi non più procrastinabili perde rilevanza a favore di una maggiore attenzione alla riduzione dei consumi energetici (53%). Ancora scarsa, poi. l’attenzione, verso la sicurezza antincendio, su cui emerge anche una conoscenza molto limitata rispetto alle normative (27%).

La polizza assicurativa è risultata, invece, la strategia di protezione antincendio preferita (35%). Una quota rilevante di proprietari, tuttavia, non ha preso alcuna misura di sicurezza (24%) o non sa cosa fare (23%).

Il 44% ha usufruito degli incentivi

Se per 1 proprietario su 2 gli investimenti necessari per la realizzazione degli interventi sono il principale ostacolo per la ristrutturazione dell’abitazione, la disponibilità di sistemi di incentivazione sicuramente favorisce la spinta a ristrutturare.
Il 44% dei proprietari di abitazione, infatti, dichiara di aver usufruito di incentivi per realizzare interventi di ristrutturazione, con una maggiore frequenza dell’utilizzo del Bonus Casa (41%), seguito da Superbonus 110% (32%) ed Ecobonus (24%).

La presenza di un sistema di agevolazioni rafforzerebbe significativamente la scelta di ristrutturare per chi è già intenzionato a farlo nei prossimi 10 anni (8 proprietari su 10) e anche il 34% di coloro che sono restii a farlo potrebbe decidere di affrontare la ristrutturazione con un adeguato incentivo.

Isolamento termico ed efficienza energetica

Tra gli interventi di ristrutturazione già realizzati e quelli pianificati per il futuro cresce l’interesse verso l’isolamento termico e l’installazione di pannelli fotovoltaici. Sei proprietari su 10 mostrano, infatti, un’elevata attenzione nella scelta dei materiali isolanti impiegati.

Per quanto riguarda il livello di conoscenza della Direttiva Europea ‘Case green’, poco meno della metà dei proprietari (48%) ne è informata, tuttavia una larga parte riconosce come positive le opportunità legate a interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione dell’immobile.
Circa il 45% dei proprietari di casa, invece, non è propenso a effettuare interventi di adeguamento alla Direttiva EPBD, mentre circa un quarto si è dichiarato disponibile.

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I “genitori ai primi passi” gradirebbero supporto psicologico

Investiti da un eccesso di informazioni e consigli spesso non richiesti i neo e aspiranti genitori sono disorientati e confusi. Sei su 10 gradirebbero un supporto psicologico, ma solo il 4% si rivolge a un professionista.
L’84% rifarebbe comunque un figlio e il 69% ha il supporto del partner nei compiti genitoriali. Ma per più della metà (59%) essere genitore è difficile.

In tema di salute emerge poi la tendenza a sacrificare il proprio benessere a favore di quello del bambino. Solo il 35% delle mamme afferma di sentirsi bene fisicamente e mentalmente, rispetto al 52% dei papà.
È quanto emerge da ‘Genitori ai primi passi’, la survey di Nestlé sviluppata insieme a Unobravo e il supporto della piattaforma YouGov.

A chi si rivolgono mamma e papà per chiedere aiuto?

La prima persona a cui ci si rivolge per chiedere aiuto nei momenti critici è il proprio partner (67%), un dato che evidenzia una forte connessione e fiducia nella relazione tra genitori, e che conferma una maggiore parità di genere nella condivisione delle responsabilità familiari.

I papà, infatti, secondo l’80% dei genitori intervistati, sono più attivi nel prendersi cura dei propri figli rispetto alle generazioni precedenti. Tuttavia, è importante sostenere maggiormente la coppia.
Tra le principali difficoltà che un neogenitore deve affrontare emerge che solo il 32% dei neogenitori, meno di 1 su 3, sente di avere il controllo delle sfide che deve affrontare.

La paura di perdere il controllo della situazione

Questa percezione di scarso controllo può avere un impatto significativo sul benessere psicologico, creando un effetto circolare: più si ha la percezione di perdere il controllo, più aumenta il senso di malessere, e viceversa.
Tuttavia, è importante sostenere maggiormente la coppia.

Come osserva Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e direttore clinico del servizio di psicologia online Unobravo, “il sostegno di chi ci circonda è importante ma a volte da solo non basta. Per questo è importante sensibilizzare i neo-genitori affinché riconoscano il bisogno di un supporto psicologico durante una fase così delicata. Chiedere e accogliere un aiuto significa darsi l’opportunità di mettere a fuoco ciò che si prova e il sostegno di un professionista può offrire preziosi strumenti per affrontare le sfide connesse alla genitorialità”.

Ansia e preoccupazione fanno parte del percorso

La situazione si combina poi con le pressioni e aspettative sociali e familiari, vissute spesso come irrealistiche. Quasi il 40% dei genitori dichiara di avvertire la pressione sociale su come crescere i propri figli, e più della metà (59%) si sente stressato dall’opinione altrui. 

“Una delle principali fonti di ansia per i neogenitori è quella di una responsabilità troppo schiacciante. C’è una convinzione diffusa che tutto debba essere perfetto per accogliere un bambino – aggiunge Valeria Fiorenza Perris -. Considerare invece l’ansia o la preoccupazione come una parte naturale del percorso può aiutare a proiettarsi in questo ruolo con serenità e maggiore sicurezza”.

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La Top 10 delle città che leggono di più: Milano in testa da 12 anni

Quali sono le città italiane dove si legge di più? Lo svela la classifica di Amazon.it, calcolata sulla base dei dati raccolti da luglio 2023 a giugno 2024: per il dodicesimo anno di fila Milano si conferma al primo posto tra le città italiane che leggono di più, seguita da Pavia e Siena in seconda e terza posizione.

Il quarto posto della Top 10 è raggiunto da Pisa, seguita da Padova e Bologna al quinto e sesto. Anche Cagliari fa la sua comparsa nelle prime dieci, conquistando il settimo posto.
Roma, invece, supera Firenze, posizionandosi all’ottavo posto, mentre il capoluogo toscano scivola al nono.
Chiude la classifica Trieste, città storicamente legata a grandi scrittori.

Narrativa storica,  thriller e romanzi rosa i generi più apprezzati

Amazon ha analizzato anche altre informazioni legate alle abitudini dei lettori italiani che accedono alla piattaforma. Ad esempio, mentre Bologna, Padova e Cagliari prediligono i formati digitali, Milano, Pavia e Roma sono le città più fedeli al fascino della carta stampata.

Quanto ai generi preferiti, dai classici intramontabili alle novità più recenti, gli italiani mostrano una forte passione per la narrativa storica, i thriller e i romanzi rosa. Molto apprezzati, però, anche i testi di formazione e consultazione.

La passione della lettura conquista gli italiani

“È affascinante scoprire la varietà di libri, autori e generi più popolari e amati dagli italiani – ha dichiarato Andrea Pasino, responsabile di Amazon Kindle Direct Publishing per Italia, Francia e Spagna -.. I dati dimostrano quanto la passione per la lettura sia diffusa nel nostro paese, che si tratti di nuovi romanzi di autori affermati o di titoli proposti da scrittori emergenti e talentuosi. Dalle evidenze emerge che indipendentemente dal genere letterario, il pubblico italiano è sempre pronto ad accogliere nuovi racconti con entusiasmo”.

Al via il premio letterario Amazon Storyteller 2024

Nel comunicato rilasciato da Amazon.it viene anche ricordata l’edizione 2024 di ‘Amazon Storyteller’, il primo premio letterario in Italia dedicato ad aspiranti scrittori e autori affermati. Fino al 31 agosto 2024, gli autori possono inviare le loro opere inedite tramite Amazon Kindle Direct Publishing.

“Con Kindle Direct Publishing, e in particolare, con il nostro premio letterario Amazon Storyteller, ci impegniamo a sostenere e promuovere una pluralità di autori e voci, rendendo le storie che raccontano accessibili a milioni di lettori in tutto il mondo”, ha aggiunto Andrea Pasino.

I lettori avranno un ruolo cruciale nella selezione del vincitore di Amazon Storyteller 2024, riporta Adnkronos. Tutti i libri partecipanti saranno disponibili su Amazon.it e leggibili su vari dispositivi tramite l’app Kindle. Il vincitore sarà annunciato a novembre 2024 durante l’Indie Book Fest a Roma.

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Social media: l’impatto sull’informazione in Italia

II Social Media Day, che si celebra ogni 30 giugno, riconosce l’impatto rivoluzionario dei social media sulla vita quotidiana. L’indagine di Ipsos condotta per l’occasione, evidenzia come i social media abbiano trasformato il modo in cui le persone si informano. Con differenze significative tra le generazioni.

Se i telegiornali sono la fonte principale di informazione per la maggioranza del campione, tra i giovani si fanno strada anche Instagram, siti, app e YouTube. Per la GenZ l’uso dei social rende infatti più consapevoli.
In ogni caso, le fonti tradizionali, come radio, telegiornali, giornali, programmi TV, sono ancora ritenute le più affidabili, mentre canali social, come TikTok e gruppi Telegram occupano gli ultimi posti in classifica.

Quando l’informazione è a portata di clic

In un mondo dove informarsi è a portata di clic, i social media contribuiscono anche alla diffusione di fake news, alla manipolazione delle informazioni e all’eco-chamber effect, in cui le persone sono esposte solo a opinioni simili alle proprie. Inoltre, l’overload informativo può essere anche fonte di stress e ansia.
Quanto all’impatto emotivo dell’uso dei social media, per la maggior parte degli intervistati i social sono principalmente un modo per restare in contatto con amici (61%) e passare il tempo senza troppi pensieri (58%).

La GenZ si distingue, invece, affermando che l’uso dei social li rende più consapevoli di ciò che accade intorno a loro (70%).
Tuttavia, il pessimismo (47%) e l’ansia (41%) legati all’uso dei social sono più frequenti tra i giovani, probabilmente a causa della maggiore esposizione a canoni sociali e di bellezza, e standard di vita irraggiungibili.

Le fonti degli italiani 

Secondo la rilevazione Ipsos, i telegiornali sono la fonte principale di informazione per quasi il 60% degli intervistati, seguiti dai programmi TV di approfondimento (43%) e dai giornali, sia cartacei sia digitali (38%).

Tuttavia, si riscontrano differenze generazionali significative. La GenZ indica tra le fonti principali Instagram (42%), siti o app di news/informazione (38%) e YouTube (33%).
Anche i Millennials si distinguono, indicando Facebook (38%) e amici o familiari (33%) tra le fonti di informazione più rilevanti.

I mezzi ritenuti affidabili 

Per quanto riguarda l’affidabilità delle fonti, le notizie alla radio risultano le più affidabili (75%), seguite da quelle divulgate da telegiornali (72%), giornali (72%) e programmi TV (71%). Le fonti tradizionali sono, quindi, percepite come le più affidabili.
Tik Tok (20%) e i gruppi Telegram (24%) occupano gli ultimi posti in termini di affidabilità, soprattutto per GenZ, Boomers e Silent Generation.

Contrariamente all’opinione comune, i giovani sembrano consapevoli dell’affidabilità delle fonti, considerando affidabili, oltre a quelle tradizionali, solo i siti o app di news/informazione e YouTube.

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Italiani e calcio: come tiferemo agli Euro 2024?

Manca poco al fischio d’inizio di Euro 2024 e gli italiani sono pronti a seguirne ogni momento. Una recente survey condotta da SisalTipster, la community social per gli appassionati di sport, ha coinvolto 1.300 tifosi del Belpaese per scoprire le loro abitudini e curiosità. Un dato emerge su tutti: il 94% degli intervistati seguirà con grande interesse gli Europei di quest’anno. Insomma, gli italiani amano il calcio e le grandi competizioni sono dei catalizzatori di attenzione.

Allo stadio o sul divano? 

La maggioranza degli italiani seguirà le partite nella comodità del proprio salotto. Solo il 13% dei tifosi ha intenzione di recarsi in Germania per assistere almeno a un match dal vivo, mentre l’87% rimarrà a casa. Il divano è la “location” preferita: per il 48% sarà quello di casa propria, per il 28% quello di amici. Pochi, solo l’8%, sceglieranno maxischermi in piazza o nei bar, con una percentuale che sale al 16% per questi ultimi.

Gli amici sono la squadra migliore 

Tifare insieme agli amici è la scelta predominante per il 63% degli italiani, seguiti dal 23% che preferisce la famiglia. Sorprende l’11% che guarderà le partite in solitudine, con fidanzati e fidanzate quasi esclusi da questa condivisione: solo il 3% seguirà Euro 2024 con il proprio partner. La motivazione? Potrebbe essere legata a qualche forma di scaramanzia…

Niente chat su WhatsApp

Se condividere il momento del match è fondamentale, meno apprezzata è la condivisione via chat. Il 73% degli intervistati non creerà gruppi WhatsApp per commentare le partite, e il 40% eviterà di tifare sui social. Tuttavia, in caso di ingiustizie, il 22% userà i social per sfogarsi, mentre il 38% per celebrare gol epici.

Al carboidrato non si può rinunciare 

Pizza o pasta per tenersi su mentre si guardano le partite? L’83% degli italiani considera pizza e birra l’abbinamento perfetto per Euro 2024. La parmigiana di mamma è paragonata solo dal 4% a sushi e bollicine. Il carboidrato resta il guilty pleasure ideale per sostenere il tifo, con il 9% che sceglie una bella spaghettata.

Italia campione d’Europa: un sogno possibile?

Gli italiani sognano un’altra vittoria. Sebbene il 39% ritenga improbabile un nuovo trionfo, più della metà è fiduciosa: il 19% vede la vittoria come un sogno infrangibile, e il 42% ricorda ancora il celebre “Andiamo a Berlino” di Caressa del 2006.

Come si festeggia una vittoria 

Immaginiamo il futuro: è domenica 14 luglio, l’Italia ha vinto Euro 2024. Come festeggiare? Il 76% degli italiani scenderebbe in piazza con gli amici, il 21% preferirebbe una festa a casa, e un fantasioso 3% opterebbe per un falò in spiaggia. Gli esperti di SisalTipster danno alla vittoria dell’Italia il 5% di probabilità, ma i tifosi sono pronti a sognare e sperare.

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Solo il 5% degli italiani è felice al lavoro, ma le aziende non agiscono

Una delle principali fonti di malessere al lavoro è l’incapacità di gestire vita lavorativa e vita privata. In un anno, infatti, raddoppiano i Job Creeper (13% vs 6%), quelli che non riescono a smettere di lavorare e lo fanno in momenti che dovrebbero dedicare alla propria vita privata, mentre è stabile il numero dei Quiet Quitter (12%), i lavoratori che fanno il minimo indispensabile senza essere coinvolti emotivamente nelle attività che svolgono. E la Great Resignation non si arresta.

Questo perché, considerando le tre ‘dimensioni’ del benessere, fisico, psicologico e relazionale, solo il 9% degli italiani afferma di stare bene nell’impiego attuale. E appena il 5% oggi è ‘felice’ al lavoro.
Emerge dall’indagine sui lavoratori realizzata dall’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con BVA Doxa.

Un italiano su tre resta a casa per ansia o stress

Di fatto, nell’ultimo anno, un lavoratore su tre si è assentato almeno una volta dal lavoro per motivi di stress o ansia, ma solo un’azienda su due offre servizi a supporto.

Infelicità e malessere portano quindi molti a cambiare lavoro. Il 42% degli italiani l’ha fatto recentemente o ha intenzione di farlo a breve, e nel 2024 per la prima volta il motivo principale è la ricerca di ‘benessere fisico e mentale’ (36%).
Ma a crescere sono anche la ricerca di opportunità di carriera e di occupabilità nel medio-lungo termine.

Un luogo dove le persone non stanno più bene

Continua così la Great Resignation, ma anche il Great Regreat, con il 56% di chi ha cambiato lavoro che negli ultimi 12 mesi si è già pentito, +37% rispetto al 2023. 

Inoltre, ben l’88% delle organizzazioni italiane fatica ad assumere nuovo personale, e in più della metà dei casi, la difficoltà è cresciuta nell’ultimo anno. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è dovuto soprattutto alla carenza di persone con competenze tecniche (57%) e soft (36%), ma anche alla mancata corrispondenza tra quanto offerto dalle aziende e quanto desiderato dalle persone in termini di stipendio, carriera, flessibilità e stile di vita.
Insomma, il luogo di lavoro è sempre meno un posto dove le persone ‘stanno bene’.

Nuove tecnologie e AI possono aiutare?

Quanto alle nuove tecnologie, il 26% dei lavoratori ha già utilizzato soluzioni di AI generativa nell’ultimo anno, anche se pochi in maniera continuativa (solo il 3% ogni giorno e il 7% un paio di volte a settimana). A ben vedere, l’attività principale è stata la semplice ricerca di informazioni (31%) come una classica barra di ricerca. Ma l’impatto potenziale è alto.

Secondo i lavoratori, il 24% delle proprie attività possono essere già svolte con il supporto di soluzioni di AI generativa. E quasi uno su due è preoccupato delle conseguenze, non tanto per il rischio di perdere il lavoro (12%), ma per la possibilità che diventi più precario (26%) o che le proprie competenze siano meno rilevanti (22%).
I più ottimisti vedono nell’AI generativa un’alleata per svolgere meglio il lavoro (29%), sviluppare nuove competenze (23%) e lavorare meno (21%).

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Dieta e sostenibilità: meglio mediterranea, vegana o vegetariana?

Qual è la dieta più sostenibile? Risponde l’indagine condotta da Altroconsumo: la dieta vegetariana e quella vegana hanno un impatto minore sull’ambiente rispetto alla dieta mediterranea, e sono anche più sostenibili economicamente.
Seguendo la giusta dieta è possibile prevenire alcune malattie e ridurre il proprio impatto ambientale. Sia consumando alimenti più sostenibili, valorizzando i prodotti vegetali stagionali, sia riducendo il consumo di carne e latticini.

La filiera alimentate è responsabile del 30% delle emissioni di gas serra, di cui il 60% circa proveniente da prodotti animali. Altroconsumo ha quindi chiesto a un nutrizionista di costituire tre diete equilibrate dal punto di vista nutrizionale  (apporto calorico giornaliero di 2.000 kcal), e sulla base degli alimenti e delle quantità fornite per ogni dieta, è stato calcolato il costo e l’impatto ambientale.

Produzione di CO₂ a confronto

Una persona adulta che segue la dieta mediterranea ogni settimana produce 15kg di CO₂ equivalente, consuma 19mq di suolo e 1.880 litri di acqua.

La dieta vegana è quella che complessivamente ha il minor impatto ambientale. Infatti, pesa il 32% in meno di quella mediterranea e il 18% in meno di quella vegetariana. Questo perché la dieta non prevede alimenti di origine animale e si basa sul consumo di cereali, legumi, verdura e frutta, olii, bevande vegetali e semi. Una persona adulta che segue la dieta vegana ogni settimana produce 8kg di CO₂ equivalente, consuma 15mq di suolo e 1.810 litri di acqua.

Quale consuma più acqua?

La dieta vegetariana che rispetto a quella vegana prevede anche uova e latticini, consuma più acqua, anche rispetto alla dieta mediterranea.
Infatti, un adulto che segue la dieta vegetariana ogni settimana produce 11kg di CO₂ equivalente, 17mq di suolo e 1.980 litri di acqua.

Ma il regime alimentare più economico è quello vegetariano. Il costo settimanale della spesa vegetariana è di 53 euro circa. Meno di quanto spende chi segue la mediterranea, che deve mettere in conto 63 euro circa a settimana, il 17% in più rispetto alla vegetariana.

Qual è la più cara?

Per i vegani il costo della spesa settimanale è simile a quella dei vegetariani, 54 euro, mentre quella mediterranea costa il 15,5% in più. I vegani spendono di più per le alternative vegetali alle proteine (legumi, frutta secca, fonti proteiche alternative, come seitan e tofu,) che incidono per il 16% sulla spesa settimanale, oltre a frutta e verdura, che rappresentano il 45% della spesa.

Per chi segue la dieta mediterranea a incidere maggiormente sul costo della spesa settimanale è il pesce, che ne costituisce un quinto, mentre la carne pesa per l’8% e i latticini il 12%. Ma sono soprattutto frutta e verdura a far salire il conto, rispettivamente costituiscono il 16% e il 18% della spesa settimanale.

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Generazione Alpha: il 78% è preoccupato per l’ambiente

Sostenibilità e educazione climatica occupano il secondo posto tra le principali dieci aree tematiche che gli studenti italiani vorrebbero approfondire, posizionandosi appena dopo lo sviluppo tecnologico.
In Italia, il 78% dei ragazzi ella Gen Alpha si dice preoccupato per l’ambiente e il 76% vuole contribuire attivamente nella costruzione di una società più equa e sostenibile per tutti. 

Questo è quanto è emerso dal GoStudent Future Education Report 2024, l’annuale report elaborato in collaborazione con Edelman Data e Intelligence, e condotto su oltre 5000 genitori/tutori e più di 5000 giovani tra 10 e 16 anni, in 6 diversi Paesi (Austria, Germania, Francia, Spagna, Italia e Regno Unito).

Matematica e inglese sono le materie preferite

Sebbene il dato possa sorprendere, i dati hanno rilevato come preferite dagli studenti due materie, matematica e inglese, che storicamente sono quelle detestate, a dimostrazione di un cambio radicale nella cultura e nel tessuto sociale nazionale.

Un mondo sempre più interconnesso, globale e digitalizzato richiede alla Gen Alpha di comprendere l’importanza di acquisire competenze scientifiche e linguistiche. La matematica, infatti, è stata considerata la disciplina fondamentale per il futuro delle professioni orientate alla tecnologia e alla sostenibilità. Le materie Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) occupano un ruolo cruciale nell’offrire le competenze necessarie per affrontare le sfide globali e cogliere opportunità nel mondo moderno.

La questione delle competenze è più che mai cruciale

Il 74% dei giovani italiani chiede un maggior supporto nella scelta della giusta direzione per il proprio futuro (70% media europea). Per affrontare le sfide future, però, sorprende l’esigenza di coltivare competenze trasversali, tra cui problem solving, creatività e resilienza allo stress. Ma solo un terzo dei giovanissimi in Italia ritiene che la scuola fornisca gli strumenti necessari a intraprendere la carriera dei propri sogni.

Secondo la Commissione europea, il 77% delle imprese ha difficoltà ad assumere lavoratori con le capacità richieste. Non a caso, 8 genitori italiani su 10 ritengono essenziale stabilire una maggiore interdipendenza tra le materie studiate a scuola e la realtà quotidiana (83% vs 81% media europea) e chiedono un’istruzione che riesca a coniugare le materie didattiche con attività extracurricolari come sport, musica o volontariato (82%).

“I ragazzi hanno il potenziale per rendere il mondo un posto migliore”

“Abbiamo ascoltato le opinioni di migliaia di ragazzi e dei loro genitori, oltre che degli insegnanti di tutta Europa, desiderosi di vedere l’apprendimento evolversi per adattarsi al mondo di oggi e del futuro – afferma Felix Owshald, ceo e co-fondatore di GoStudent -. Quello che abbiamo capito è che, se aiutati e guidati nelle sfide quotidiane, i ragazzi hanno il potenziale per rendere il mondo un posto migliore, più attento ai temi dell’inclusività, della sostenibilità e dell’equità sociale”.

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Sanità: dalle app all’AI il futuro della medicina europea è digitale

Gli scienziati europei, sotto la guida di esperti dell’Università Cattolica di Roma, stanno lavorando per mettere a punto una piattaforma in grado di valutare oggettivamente efficacia e affidabilità delle tecnologie digitali in campo medico.

Si tratta del progetto di ricerca di Health Technology Assessment (HTA) applicato alle tecnologie sanitarie digitali (DHTs), The first European Digital Health Technology Assessment framework co-created by all stakeholders along the value chain (EDiHTA), finanziato con 8 milioni di euro nell’ambito di Horizon.
Insomma, dalle app alle visite da remoto fino all’Intelligenza artificiale a scopo diagnostico, e più in generale, a supporto dei clinici nello scegliere le cure migliori per ogni paziente, la tecnologia è al servizio della sanità del futuro.

Migliorare la qualità delle cure e ridurre le disuguaglianze di accesso contenendo i costi

L’adozione di soluzioni di telemedicina, app per la salute e di strumenti basati sull’Intelligenza artificiale, può non solo migliorare la qualità delle cure, ma anche ridurre le disuguaglianze di accesso e contenere i costi.

Nel 2020 il COVID ha imposto un’accelerazione alla trasformazione digitale dei servizi sanitari.
In Italia, le cartelle cliniche elettroniche, i pagamenti online e le prescrizioni digitali sono state rapidamente implementate.

La piattaforma verrà testata negli ospedali europei   

EDiHTA proporrà dunque il primo framework digitale di Health Technology Assessment, che sarà specificamente dedicato alle tecnologie digitali, per valutare la telemedicina, le app mediche, l’Intelligenza artificiale a diversi livelli geografici (nazionale, regionale e locale) e istituzionali, come le strutture ospedaliere.
La piattaforma verrà testata negli ospedali europei.

L’obiettivo finale è quello di creare un sistema che aiuti a prendere decisioni mirate su quali tecnologie sanitarie digitali adottare. In particolare, su come integrare le tecnologie al meglio nel percorso clinico dei pazienti, e come utilizzarle in merito alle decisioni di politica sanitaria da adottare per la gestione degli ospedali.

Un progetto che coinvolge università, ospedali e l’European Health Management Association 

Il progetto ha come centro coordinatore l’Università Cattolica e vede come Principal investigator Americo Cicchetti, attualmente Direttore generale alla Programmazione del Ministero della Salute, e come co-PI Dario Sacchini, Associato Medicina Legale all’Università Cattolica e Bioeticista.

Il consorzio di EDiHTA comprende 16 partner da 10 Paesi europei: Belgio, Danimarca, Germania, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svizzera.
Al progetto partecipano, tra gli altri, università, agenzie di HTA, ospedali, una associazione di pazienti, una ONG specializzata in HTA, l’European Patients’ Forum e l’European Health Management Association.