Nel 2024 la spesa familiare privata degli italiani per il welfare è stata di circa 138 miliardi di euro, quasi 5.400 euro per ciascun nucleo. Un impegno consistente, che colma il vuoto lasciato in molti settori dall’intervento pubblico. La Penisola è al secondo posto in Europa per la spesa sociale, con circa 620 miliardi di euro nel 2022, pari al 30% del Pil. Ma molto si potrebbe fare per ottimizzare la spesa, soddisfare la domanda crescente dei cittadini e affrontare le sfide che bassi tassi di natalità, allungamento della vita media e aumento degli anziani pongono nel prossimo futuro.
Emerge dal rapporto realizzato da Fondazione per la Sussidiarietà (FpS), ‘Sussidiarietà e… welfare territoriale’.
Povertà e disuguaglianza stanno peggiorando
In Italia il 5% delle famiglie possiede il 46% della ricchezza, mentre quasi il 10% della popolazione è in difficoltà. Particolarmente grave la situazione delle famiglie con persone disabili. Oltre un quarto (28,4%) è a rischio povertà o esclusione sociale.
Negli ultimi tre anni una quota significativa (oltre il 67%) di chi ha richiesto assistenza ha incontrato difficoltà o impossibilità di accesso ai servizi del welfare territoriale.
“Investire sullo stato sociale, sulla sua universalità e inclusività, non è solo un dovere di solidarietà verso i più fragili, ma significa anche costruire società più coese, sistemi più resilienti e una crescita economica più stabile”, sostiene Giorgio Vittadini, Presidente FpS.
L’attuale sistema di welfare non è ben visto dagli italiani?
“È venuto il momento di rinnovare il patto sociale che ci unisce, con la cultura della sussidiarietà, che è ricerca del bene comune attraverso la messa a sistema del contributo di tutti”, aggiunge Vittadini.
Eppure, solo il 38% dei cittadini promuove le politiche per la lotta alla povertà e al disagio sociale.
Nel nostro Paese le prestazioni pensionistiche (vecchiaia, invalidità e reversibilità) assorbono quasi la metà delle risorse del welfare, mentre alle politiche sociali (famiglie e minori, disabilità e disoccupazione) è destinato meno del 20%.
Una situazione che causa sovrapposizioni, sprechi e inefficienze
Il welfare territoriale in Italia è caratterizzato da un complesso reticolo istituzionale, con competenze distribuite tra Stato, Regioni e Comuni, carenza o assenza di coordinamento e potenziali conflitti.
Il sistema è sbilanciato verso il trasferimento monetario rispetto alla più efficace offerta di servizi. È incentrato sull’offerta di servizi parcellizzati e non sulla presa in carico della persona. Inoltre, il rapporto pubblico-privato sociale è troppo soggetto alle regole di mercato, e manca un sistema di monitoraggio dei bisogni e di valutazione della qualità dei servizi.
Dal Rapporto emerge quindi l’importanza di passare da una visione ‘amministrativa’ dei bisogni a un approccio olistico, che riconosca la complessità e la specificità delle esigenze individuali e comunitarie mettendo al centro la persona.