post

Prestiti personali per lo studio: richiesti 220 milioni di euro nel 2024

Nei primi 8 mesi di quest’anno l’ammontare dei prestiti erogati per far fronte ai costi legati allo studio e alla formazione è stato pari a circa 220 milioni di euro. È quanto stimano Facile.it e Prestiti.it, che hanno condotto un’analisi su un campione di oltre 350.000 richieste di prestiti personali.
Più in particolare, chi nel 2024 ha presentato domanda ha puntato a ottenere, in media, 6.685 euro da restituire in 53 rate, poco più di 4 anni.

Insomma, al rientro dalle ferie molte famiglie ogni anno devono fare i conti con il caro scuola, e anche nel 2024 non sono mancati gli italiani che scelgono di affrontare le spese legate allo studio ricorrendo a un prestito. Soprattutto nella fascia di età compresa fra 25 e 34 anni.

Una domanda di finanziamento su 3 non supera 3mila euro

Guardando più da vicino alle somme richieste è emerso che una domanda su tre (33,4%) è stata per finanziamenti che non hanno superato 3.000 euro, probabilmente anche in virtù di un ricorso più frequente al prestito per pagare i primi livelli di istruzione scolastica, come asilo nido, scuola materna, fino al liceo privato.
Ma a che età si chiede un prestito personale per far fronte ai costi legati allo studio e alla formazione?

L’analisi di Facile.it e Prestiti.it ha mostrato che nei primi 8 mesi dell’anno chi ha presentato domanda per questo tipo di finanziamento aveva, in media, poco più di 37 anni. Un valore in aumento di circa un anno e mezzo rispetto al 2023.

Richiedenti: calano i giovani, aumentano le donne

L’aumento dell’età media è dovuto al calo dei richiedenti più giovani. La quota di under 25, ad esempio, è scesa dal 24% al 19% del totale, mentre sono aumentati i 25-34enni, arrivati a rappresentare il 33% della richiesta, e i 45-54enni, arrivati al 18%.

L’analisi ha poi messo in evidenza come i prestiti per lo studio siano risultati una tipologia di finanziamento particolarmente richiesta dalle donne. Sempre nei primi 8 mesi del 2024 il campione femminile ha rappresentato il 45% della domanda. Una percentuale molto elevata, se si considera che sul totale prestiti le donne rappresentano circa il 30% delle richieste.

Affidarsi al credito al consumo per non rinunciare all’istruzione

“Dai primi cicli di scuola fino ai corsi universitari e post universitari, la spesa per studiare può essere elevata, ed è importante che i consumatori possano contare su soluzioni, come ad esempio quella del credito al consumo, che consentano loro di affrontare con maggiore serenità questo impegno economico – spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it -. Investire nello studio significa investire nel proprio futuro, e il prestito personale può essere uno strumento per aiutare le famiglie ad alleggerire l’impatto economico di questa scelta sul budget mensile”.

post

La Top 10 delle città che leggono di più: Milano in testa da 12 anni

Quali sono le città italiane dove si legge di più? Lo svela la classifica di Amazon.it, calcolata sulla base dei dati raccolti da luglio 2023 a giugno 2024: per il dodicesimo anno di fila Milano si conferma al primo posto tra le città italiane che leggono di più, seguita da Pavia e Siena in seconda e terza posizione.

Il quarto posto della Top 10 è raggiunto da Pisa, seguita da Padova e Bologna al quinto e sesto. Anche Cagliari fa la sua comparsa nelle prime dieci, conquistando il settimo posto.
Roma, invece, supera Firenze, posizionandosi all’ottavo posto, mentre il capoluogo toscano scivola al nono.
Chiude la classifica Trieste, città storicamente legata a grandi scrittori.

Narrativa storica,  thriller e romanzi rosa i generi più apprezzati

Amazon ha analizzato anche altre informazioni legate alle abitudini dei lettori italiani che accedono alla piattaforma. Ad esempio, mentre Bologna, Padova e Cagliari prediligono i formati digitali, Milano, Pavia e Roma sono le città più fedeli al fascino della carta stampata.

Quanto ai generi preferiti, dai classici intramontabili alle novità più recenti, gli italiani mostrano una forte passione per la narrativa storica, i thriller e i romanzi rosa. Molto apprezzati, però, anche i testi di formazione e consultazione.

La passione della lettura conquista gli italiani

“È affascinante scoprire la varietà di libri, autori e generi più popolari e amati dagli italiani – ha dichiarato Andrea Pasino, responsabile di Amazon Kindle Direct Publishing per Italia, Francia e Spagna -.. I dati dimostrano quanto la passione per la lettura sia diffusa nel nostro paese, che si tratti di nuovi romanzi di autori affermati o di titoli proposti da scrittori emergenti e talentuosi. Dalle evidenze emerge che indipendentemente dal genere letterario, il pubblico italiano è sempre pronto ad accogliere nuovi racconti con entusiasmo”.

Al via il premio letterario Amazon Storyteller 2024

Nel comunicato rilasciato da Amazon.it viene anche ricordata l’edizione 2024 di ‘Amazon Storyteller’, il primo premio letterario in Italia dedicato ad aspiranti scrittori e autori affermati. Fino al 31 agosto 2024, gli autori possono inviare le loro opere inedite tramite Amazon Kindle Direct Publishing.

“Con Kindle Direct Publishing, e in particolare, con il nostro premio letterario Amazon Storyteller, ci impegniamo a sostenere e promuovere una pluralità di autori e voci, rendendo le storie che raccontano accessibili a milioni di lettori in tutto il mondo”, ha aggiunto Andrea Pasino.

I lettori avranno un ruolo cruciale nella selezione del vincitore di Amazon Storyteller 2024, riporta Adnkronos. Tutti i libri partecipanti saranno disponibili su Amazon.it e leggibili su vari dispositivi tramite l’app Kindle. Il vincitore sarà annunciato a novembre 2024 durante l’Indie Book Fest a Roma.

post

Le tre regioni motore del Paese: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto

Lombardia, Emilia Romagna e Veneto producono il 41% del Pil nazionale, il 53% circa delle esportazioni italiane e vi risiedono oltre 19 milioni di persone, il 33% dell’intera popolazione presente nel nostro Paese.
Le previsioni di crescita elaborate dall’Ufficio studi della CGIA su dati Prometeia dicono che in Lombardia la stima di crescita per l’anno in corso dovrebbe essere dello 0,95%, in Emilia Romagna dello 0,86% e in Veneto dello 0,80%.

Insomma, anche nel 2024 Lombardia, Emilia Romagna e Veneto saranno le regioni traino del Pil reale nazionale, che stando ai principali istituti di statistica, dovrebbe attestarsi attorno al +0,7%.

Post-Covid: PIL in recupero, non in Abruzzo e Umbria

Se le altre regioni del Centro-Nord cresceranno con incrementi che vanno dallo 0,5% in su, le realtà del Mezzogiorno segneranno una variazione di crescita, ma inferiori al +0,5%.

Misurando la variazione del Pil reale tra il 2024 e il 2019, poi, quasi tutte le regioni hanno recuperato il terreno perduto, ma se nel 2024 la Lombardia può contare, ad esempio, su un Pil del 6,65% superiore al 2019, la Puglia un +6,18% e l’Emilia Romagna +5,62%, le uniche realtà non sono ancora ritornate ai livelli pre-Covid sono l’Abruzzo, con il -0,23%, e l’Umbria, con il -0,26%. 

Le 4 province “battistrada”: Milano, Pavia, Vicenza, Bologna, Modena 

A guidare la classifica del valore aggiunto reale delle 107 province presenti nel Paese è Milano, la cui crescita stimata sarà dell’1,14%. Seguono Pavia (+1,01%), Vicenza (+0,98%), Bologna (+0,95%), e Modena (+0,92%).
Tra tutti i territori analizzati, nove dovrebbero registrare una crescita negativa, scivolando verso la recessione economica.

Le situazioni più difficili parrebbero interessare Crotone e Isernia, entrambe con -0,13%, Ragusa (-0,14%), e maglia nera nazionale, Vibo Valentia, con il -0,23%.
Mettendo a confronto il valore aggiunto previsto nel 2024 con quello del 2019 Rieti registra una variazione pari al +14,34%, la più alta di tutto il Paese. Diversamente, la situazione più critica riguarda Firenze, con il -3,68%. 

La regione più ricca dell’UE? È l’irlandese Southern 

Da un’elaborazione realizzata dall’Ufficio studi CGIA su dati pubblicati dall’Eurostat e riferiti al 2022, nella classifica del Pil pro capite a parità di potere d’acquisto delle 240 regioni presenti nell’Unione Europea, la regione più ricca è l’irlandese Southern, con un importo pari a 101.200 euro. La Provincia Autonoma di Bolzano è il primo territorio italiano, ma nella graduatoria generale si colloca al 13° posto, con 56.900 euro.

Le nostre regioni del Mezzogiorno sono concentrate nella parte bassa della classifica. La Puglia, ad esempio, è al 200° posto (22.900 euro), la Campania al 205° posto (22.200 euro), la Sicilia al 211° (21.000 euro), la Calabria al 215° posto (20.300 euro).
Fanalino di coda in Ue, la regione bulgara di Severozapaden, con soli 14.100 euro.

post

Truffe ai danni degli automobilisti: quali sono le più diffuse?

Nell’ultimo anno circa 2 milioni di italiani sono stati vittima di un raggiro mentre erano al volante o in fase di parcheggio. Secondo l’indagine commissionata da Facile.it con la collaborazione di Consumerismo No Profit a mUp Research e Bilendi, l’ultima novità in fatto di truffe di questo tipo è il ‘pedone investito’ (13%). Il malvivente-pedone si butta a terra non appena passa un’automobile fingendo di essere stato investito. Spesso interviene anche un complice che testimonierà di aver assistito al sinistro.

Sfruttando il senso di colpa dell’automobilista e la paura di possibili conseguenze, i truffatori propongono al guidatore di chiudere un occhio a fronte di un risarcimento in contanti. Vittime predilette, i giovani tra 18-25 anni (15%).

Il finto tamponamento

Lo schema più utilizzato dai malviventi però è quello del finto tamponamento (44%). La dinamica è sempre la stessa: l’automobilista ignaro, in fase di manovra in un parcheggio, sente un colpo all’auto, causato con arte dal malfattore, che subito dopo raggiunge il guidatore accusandolo di avergli tamponato l’auto e ammaccato la carrozzeria.

Per evitare di coinvolgere la compagnia assicurativa, propone di saldare in contanti il danno subito. Una modalità che fa vittime, in particolare, tra le donne, dove la percentuale arriva al 47% (41% uomini).
Unica consolazione, nella maggior parte dei casi le somme versate sono state contenute: il 29% ha dato 50 euro, il 31% tra 50-100 euro. Solo il l’8% dei truffati ha perso più di 300 euro.

Lo specchietto rotto

Altra truffa particolarmente diffusa è quella dello specchietto rotto (42%). In questo caso la frode avviene in movimento. La vittima si trova alla guida della propria automobile quando a un certo punto sente un forte rumore, normalmente causato dal lancio di una lattina vuota da parte di un complice del truffatore;. Pochi secondi dopo l’automobilista viene affiancato da un’altra vettura il cui conducente intima di accostare. Una volta scesi dal veicolo, il truffatore accusa l’automobilista di aver urtato, e rotto, il suo specchietto.

Ancora una volta, la proposta del malvivente è saldare il danno in contanti, senza coinvolgere la compagnia assicurativa, evitando così aumenti sull’RC auto.
La truffa dello specchietto rotto, secondo l’indagine, ha particolarmente successo tra gli uomini, dove la percentuale arriva al 48% (35% donne).

Più di uno su sei paga

Nonostante si tratti di trucchi più o meno noti, nell’ultimo anno circa 880.000 italiani hanno ammesso di essere cascati nel tranello e aver pagato in contanti il presunto danno.
Gli automobilisti più navigati, invece, una volta riconosciuto il tentativo di truffa, o hanno tirato dritto senza fermarsi e dare al truffatore la possibilità di portare a termine il piano (24%), oppure si sono fermati e hanno preteso di chiamare le forze dell’ordine (54%).

Inutile dire che al solo sentir parlare di Polizia, il più delle volte i malfattori hanno cambiato improvvisamente idea sulla richiesta di risarcimento.

post

Social media: l’impatto sull’informazione in Italia

II Social Media Day, che si celebra ogni 30 giugno, riconosce l’impatto rivoluzionario dei social media sulla vita quotidiana. L’indagine di Ipsos condotta per l’occasione, evidenzia come i social media abbiano trasformato il modo in cui le persone si informano. Con differenze significative tra le generazioni.

Se i telegiornali sono la fonte principale di informazione per la maggioranza del campione, tra i giovani si fanno strada anche Instagram, siti, app e YouTube. Per la GenZ l’uso dei social rende infatti più consapevoli.
In ogni caso, le fonti tradizionali, come radio, telegiornali, giornali, programmi TV, sono ancora ritenute le più affidabili, mentre canali social, come TikTok e gruppi Telegram occupano gli ultimi posti in classifica.

Quando l’informazione è a portata di clic

In un mondo dove informarsi è a portata di clic, i social media contribuiscono anche alla diffusione di fake news, alla manipolazione delle informazioni e all’eco-chamber effect, in cui le persone sono esposte solo a opinioni simili alle proprie. Inoltre, l’overload informativo può essere anche fonte di stress e ansia.
Quanto all’impatto emotivo dell’uso dei social media, per la maggior parte degli intervistati i social sono principalmente un modo per restare in contatto con amici (61%) e passare il tempo senza troppi pensieri (58%).

La GenZ si distingue, invece, affermando che l’uso dei social li rende più consapevoli di ciò che accade intorno a loro (70%).
Tuttavia, il pessimismo (47%) e l’ansia (41%) legati all’uso dei social sono più frequenti tra i giovani, probabilmente a causa della maggiore esposizione a canoni sociali e di bellezza, e standard di vita irraggiungibili.

Le fonti degli italiani 

Secondo la rilevazione Ipsos, i telegiornali sono la fonte principale di informazione per quasi il 60% degli intervistati, seguiti dai programmi TV di approfondimento (43%) e dai giornali, sia cartacei sia digitali (38%).

Tuttavia, si riscontrano differenze generazionali significative. La GenZ indica tra le fonti principali Instagram (42%), siti o app di news/informazione (38%) e YouTube (33%).
Anche i Millennials si distinguono, indicando Facebook (38%) e amici o familiari (33%) tra le fonti di informazione più rilevanti.

I mezzi ritenuti affidabili 

Per quanto riguarda l’affidabilità delle fonti, le notizie alla radio risultano le più affidabili (75%), seguite da quelle divulgate da telegiornali (72%), giornali (72%) e programmi TV (71%). Le fonti tradizionali sono, quindi, percepite come le più affidabili.
Tik Tok (20%) e i gruppi Telegram (24%) occupano gli ultimi posti in termini di affidabilità, soprattutto per GenZ, Boomers e Silent Generation.

Contrariamente all’opinione comune, i giovani sembrano consapevoli dell’affidabilità delle fonti, considerando affidabili, oltre a quelle tradizionali, solo i siti o app di news/informazione e YouTube.

post

Pagamenti virtuali in Italia, trend in continua crescita

Qonto, la soluzione europea per la gestione finanziaria aziendale, ha presentato il suo terzo Rapporto sulle abitudini di pagamento di oltre 500.000 PMI e liberi professionisti in Italia, Francia, Germania e Spagna. Dall’analisi emerge che l’Italia registra il maggiore aumento nei pagamenti virtuali tramite portafogli digitali, con un incremento del 22% nell’ultimo anno. Questo risultato posiziona l’Italia al primo posto tra i Paesi analizzati, seguita da Francia, Germania e Spagna, che mostrano una crescita più moderata dell’11-12% in media.

L’intelligenza artificiale entra nelle PMI Italiane

Le PMI italiane stanno abbracciando sempre di più l’intelligenza artificiale, passando dallo 0,2% di adozione nel 2023 al 4% nel 2024. Questo trend è in linea con una più ampia tendenza europea che vede un significativo aumento nell’adozione di strumenti di AI, spinta da fornitori come OpenAI, Midjourney, Mistral, Elevenlabs e Scaleway. A livello europeo, la Germania guida questo cambiamento, seguita dalla Spagna e dalla Francia.

L’espansione dei pagamenti online

Il Rapporto di Qonto evidenzia un netto spostamento delle PMI europee verso le transazioni online, elaborati tramite i siti web dei commercianti. Nonostante questo, i pagamenti offline, effettuati in negozio tramite terminali POS, continuano a rappresentare la maggior parte delle transazioni, sebbene in calo del 3% nell’ultimo anno. In Italia, il 72% delle transazioni avviene ancora tramite POS, la percentuale più alta in UE, a conferma della resilienza delle abitudini di pagamento tradizionali.

Aumenta l’uso delle carte virtuali 

Un altro importante trend evidenziato dal Rapporto è l’aumento dell’uso delle carte virtuali, che stanno guadagnando terreno soprattutto per le transazioni online o tramite smartphone. In Italia, l’adozione di carte virtuali è cresciuta quattro volte più rapidamente rispetto alle carte fisiche (35% contro 8%), sebbene le carte fisiche rappresentino ancora il 91% delle transazioni totali. La Spagna è in testa in questo settore, con un terzo delle transazioni effettuate tramite carte virtuali, seguita dalla Germania e dalla Francia.

“Come dimostra il nostro Rapporto, stiamo assistendo a un passaggio epocale verso una trasformazione digitale delle PMI europee, con l’Italia in testa per l’aumento dei pagamenti virtuali tramite e-wallet – afferma Mariano Spalletti, Managing Director per l’Italia di Qonto -. Anche le PMI più tradizionali stanno adottando queste tecnologie per rimanere competitive, evidenziando resilienza e adattabilità. Con strumenti digitali adeguati, le PMI tendono a utilizzarli sempre di più, e noi di Qonto siamo pronti a guidare questa trasformazione”.

Conclusione

Il terzo Rapporto di Qonto sulle abitudini di pagamento delle PMI evidenzia una marcata trasformazione digitale in Europa, con l’Italia al vertice per l’adozione dei pagamenti virtuali tramite portafogli digitali. L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più integrata nelle pratiche aziendali. Un chiaro segnale che le PMI stanno andando velocemente verso  un futuro sempre più digitale e innovativo.

post

L’umore dell’Italia è buono: gli italiani sono prosperi e felici?

Da febbraio 2023 Human Highway ha misurato lo stato d’animo di un ampio campione di italiani, utilizzando il modello PANAS (Positive and Negative Affect Schedule), uno strumento psicometrico in grado di valutare l’umore su due dimensioni indipendenti, l’affettività positiva e negativa.
L’umore di un campione di individui può così essere riferito all’umore dell’intera collettività, ovvero, dell’intero Paese. E in Italia la dimensione positiva prevale su quella negativa.

L’umore è comunque caratterizzato da una stagionalità annuale, nella quale marzo si dimostra il mese più cupo (a marzo 2024 la serie tocca il minimo storico) e giugno il mese più sereno. Ma esiste anche una periodicità settimanale. Il giorno più sereno è venerdì, mentre mercoledì è il giorno peggiore della settimana.

La serenità aumenta nelle famiglie con bambini

La stessa dinamica si osserva anche lungo le ore del giorno. I momenti migliori sono quelli del mattino, riportati da chi si alza all’alba e poi, di nuovo, verso le 10. Da lì in poi l’umore cala leggermente, ma costantemente, fino alla sera.
Quanto al genere, gli uomini riportano uno stato d’animo migliore rispetto alle donne, e con l’età aumenta notevolmente il benessere psicologico. E ancora, le persone che vivono in famiglie con uno o più bambini mostrano stati d’animo migliori rispetto alla media.

Ovviamente, la maggior disponibilità economica migliora l’umore, ma fino a un certo punto, oltre il quale il benessere non cresce. E gli abitanti delle regioni alpine sono le persone più serene d’Italia.

Quale stato d’animo ci attende nel prossimo futuro ?

In merito alle prospettive di vita, l’atteggiamento prevalente è quello della prudenza. Gli intervistati affermano che la loro vita attuale va bene ma temono il deterioramento futuro in alcune dimensioni. Infatti, mentre la dimensione affettiva positiva rimane quasi invariata nella proiezione verso il futuro, la dimensione negativa aumenta di peso, in particolare a causa dell’aumento della paura e dell’ostilità verso il prossimo.
Il futuro è generalmente visto come un miglioramento del presente fino a 34 anni. Dopo, lo sguardo sul futuro diventa progressivamente più incerto e cupo, in misura più pronunciata per gli uomini rispetto alle donne, e per gli abitanti del settentrione rispetto al meridione.

Nel quartiere in cui si vive si sta bene

Gli italiani affermano di stare bene nel proprio quartiere, ma dichiarano che la qualità della vita non è altrettanto buona.
In pratica, la percezione di serenità e armonia nel proprio quartiere è elevata, ma la stessa percezione crolla se riferita all’Italia.

Oltre al quartiere e all’Italia, la ricerca ha analizzato altri due ambiti di vita la propria casa e il mondo intero. Le emozioni associate ai due ambiti ‘vicini’ (casa e quartiere) sono generalmente più positive rispetto ai due ambiti ‘lontani’ (Italia e mondo). Forse ciò che non conosciamo direttamente inquieta e mette paura. Oppure è il risultato dello ‘stile narrativo’ dei mezzi di comunicazione.

post

Italiani e calcio: come tiferemo agli Euro 2024?

Manca poco al fischio d’inizio di Euro 2024 e gli italiani sono pronti a seguirne ogni momento. Una recente survey condotta da SisalTipster, la community social per gli appassionati di sport, ha coinvolto 1.300 tifosi del Belpaese per scoprire le loro abitudini e curiosità. Un dato emerge su tutti: il 94% degli intervistati seguirà con grande interesse gli Europei di quest’anno. Insomma, gli italiani amano il calcio e le grandi competizioni sono dei catalizzatori di attenzione.

Allo stadio o sul divano? 

La maggioranza degli italiani seguirà le partite nella comodità del proprio salotto. Solo il 13% dei tifosi ha intenzione di recarsi in Germania per assistere almeno a un match dal vivo, mentre l’87% rimarrà a casa. Il divano è la “location” preferita: per il 48% sarà quello di casa propria, per il 28% quello di amici. Pochi, solo l’8%, sceglieranno maxischermi in piazza o nei bar, con una percentuale che sale al 16% per questi ultimi.

Gli amici sono la squadra migliore 

Tifare insieme agli amici è la scelta predominante per il 63% degli italiani, seguiti dal 23% che preferisce la famiglia. Sorprende l’11% che guarderà le partite in solitudine, con fidanzati e fidanzate quasi esclusi da questa condivisione: solo il 3% seguirà Euro 2024 con il proprio partner. La motivazione? Potrebbe essere legata a qualche forma di scaramanzia…

Niente chat su WhatsApp

Se condividere il momento del match è fondamentale, meno apprezzata è la condivisione via chat. Il 73% degli intervistati non creerà gruppi WhatsApp per commentare le partite, e il 40% eviterà di tifare sui social. Tuttavia, in caso di ingiustizie, il 22% userà i social per sfogarsi, mentre il 38% per celebrare gol epici.

Al carboidrato non si può rinunciare 

Pizza o pasta per tenersi su mentre si guardano le partite? L’83% degli italiani considera pizza e birra l’abbinamento perfetto per Euro 2024. La parmigiana di mamma è paragonata solo dal 4% a sushi e bollicine. Il carboidrato resta il guilty pleasure ideale per sostenere il tifo, con il 9% che sceglie una bella spaghettata.

Italia campione d’Europa: un sogno possibile?

Gli italiani sognano un’altra vittoria. Sebbene il 39% ritenga improbabile un nuovo trionfo, più della metà è fiduciosa: il 19% vede la vittoria come un sogno infrangibile, e il 42% ricorda ancora il celebre “Andiamo a Berlino” di Caressa del 2006.

Come si festeggia una vittoria 

Immaginiamo il futuro: è domenica 14 luglio, l’Italia ha vinto Euro 2024. Come festeggiare? Il 76% degli italiani scenderebbe in piazza con gli amici, il 21% preferirebbe una festa a casa, e un fantasioso 3% opterebbe per un falò in spiaggia. Gli esperti di SisalTipster danno alla vittoria dell’Italia il 5% di probabilità, ma i tifosi sono pronti a sognare e sperare.

post

Solo il 5% degli italiani è felice al lavoro, ma le aziende non agiscono

Una delle principali fonti di malessere al lavoro è l’incapacità di gestire vita lavorativa e vita privata. In un anno, infatti, raddoppiano i Job Creeper (13% vs 6%), quelli che non riescono a smettere di lavorare e lo fanno in momenti che dovrebbero dedicare alla propria vita privata, mentre è stabile il numero dei Quiet Quitter (12%), i lavoratori che fanno il minimo indispensabile senza essere coinvolti emotivamente nelle attività che svolgono. E la Great Resignation non si arresta.

Questo perché, considerando le tre ‘dimensioni’ del benessere, fisico, psicologico e relazionale, solo il 9% degli italiani afferma di stare bene nell’impiego attuale. E appena il 5% oggi è ‘felice’ al lavoro.
Emerge dall’indagine sui lavoratori realizzata dall’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con BVA Doxa.

Un italiano su tre resta a casa per ansia o stress

Di fatto, nell’ultimo anno, un lavoratore su tre si è assentato almeno una volta dal lavoro per motivi di stress o ansia, ma solo un’azienda su due offre servizi a supporto.

Infelicità e malessere portano quindi molti a cambiare lavoro. Il 42% degli italiani l’ha fatto recentemente o ha intenzione di farlo a breve, e nel 2024 per la prima volta il motivo principale è la ricerca di ‘benessere fisico e mentale’ (36%).
Ma a crescere sono anche la ricerca di opportunità di carriera e di occupabilità nel medio-lungo termine.

Un luogo dove le persone non stanno più bene

Continua così la Great Resignation, ma anche il Great Regreat, con il 56% di chi ha cambiato lavoro che negli ultimi 12 mesi si è già pentito, +37% rispetto al 2023. 

Inoltre, ben l’88% delle organizzazioni italiane fatica ad assumere nuovo personale, e in più della metà dei casi, la difficoltà è cresciuta nell’ultimo anno. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è dovuto soprattutto alla carenza di persone con competenze tecniche (57%) e soft (36%), ma anche alla mancata corrispondenza tra quanto offerto dalle aziende e quanto desiderato dalle persone in termini di stipendio, carriera, flessibilità e stile di vita.
Insomma, il luogo di lavoro è sempre meno un posto dove le persone ‘stanno bene’.

Nuove tecnologie e AI possono aiutare?

Quanto alle nuove tecnologie, il 26% dei lavoratori ha già utilizzato soluzioni di AI generativa nell’ultimo anno, anche se pochi in maniera continuativa (solo il 3% ogni giorno e il 7% un paio di volte a settimana). A ben vedere, l’attività principale è stata la semplice ricerca di informazioni (31%) come una classica barra di ricerca. Ma l’impatto potenziale è alto.

Secondo i lavoratori, il 24% delle proprie attività possono essere già svolte con il supporto di soluzioni di AI generativa. E quasi uno su due è preoccupato delle conseguenze, non tanto per il rischio di perdere il lavoro (12%), ma per la possibilità che diventi più precario (26%) o che le proprie competenze siano meno rilevanti (22%).
I più ottimisti vedono nell’AI generativa un’alleata per svolgere meglio il lavoro (29%), sviluppare nuove competenze (23%) e lavorare meno (21%).

post

Se il colloquio di lavoro è virtuale… i consigli dell’Eures

I colloqui di lavoro virtuali sono convenienti: eliminano le spese di viaggio e i tempi di spostamento. E anche nel caso in cui sarebbe facile per un candidato partecipare di persona, oggi l’assunzione a distanza è divenuta prassi comune tra i selezionatori.
Tuttavia, le interazioni virtuali comportano difficoltà peculiari. 

Oltre agli ovvi problemi associati alla comunicazione virtuale, come ad esempio, gli inconvenienti tecnici, condurre un colloquio attraverso uno schermo rende più complesso ‘leggere’ le persone. Senza contare che eliminando la barriera di accesso il reclutamento virtuale aumenta notevolmente la concorrenza.
Ma come affrontare un colloquio virtuale? Il sito dell’Eures, l’Autorità europea del lavoro – Direzione generale per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, fornisce alcuni consigli utili.

A distanza o di persona, il modo di prepararsi è lo stesso

 “Anche se partecipi a un colloquio virtuale – si legge sul portale dell’Eures -, il modo in cui ti prepari preventivamente deve essere lo stesso di un colloquio in presenza. Fa’ una ricerca sull’azienda e sulla posizione per la quale ti stai candidando e prendi un po’ di tempo per preparare le tue risposte alle domande standard dei colloqui. Inoltre, prendi in considerazione un elenco di domande da porre al selezionatore, per dimostrare che sei sinceramente interessato al ruolo”.

Evitare i “tradimenti” della tecnologia 

“Non c’è niente di peggio – si legge ancora – che essere preparati in modo eccellente e poi dover affrontare un fallimento tecnico imprevisto. Per evitare questo problema, controlla la velocità e la connessione a internet e assicurati che la fotocamera e il microfono funzionino. Inoltre, assicurati di conoscere bene la piattaforma che userai per il colloquio. Fa’ una chiamata di prova a un amico o a un membro della famiglia per fare una verifica. Anche se il tuo interlocutore non avrà una visione completa della stanza in cui ti trovi, mantenere uno spazio ordinato è sempre una buona idea, in quanto riduce al minimo le distrazioni e aiuta a concentrarsi nella conversazione”.

Vestirsi come se si andasse al lavoro

“Potresti essere tentato di indossare qualcosa di presentabile e non pensarci più, ma la ricerca dimostra che le scelte relative all’abbigliamento influenzano la nostra fiducia, il nostro comportamento e persino le nostre prestazioni cognitive – aggiungono gli esperti -. Di conseguenza, possono avere un forte impatto sul modo in cui ci presentiamo agli altri. Quindi, prendi il tempo di vestirti come se dovessi andare in quell’ufficio per una giornata di lavoro. Entra nel ruolo che stai cercando selezionando attentamente il tuo abbigliamento e sarai già un passo più vicino al tuo obiettivo”.