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Cavi addio: l’Unione Europea adotta la Usb-C come standard unico

Matasse di cavi e caricabatterie, addio per sempre. A decorrere dal 28 dicembre 2024, nell’Unione Europea tutti i nuovi dispositivi elettronici portatili dovranno utilizzare la porta Usb-C come standard universale per la ricarica.

Tra i dispositivi interessati ci sono telefoni cellulari, tablet, fotocamere digitali, cuffie, auricolari, console per videogiochi, altoparlanti portatili, e-reader, tastiere, mouse e sistemi di navigazione portatili. Dal 28 aprile 2026, questa normativa si estenderà anche ai computer portatili, rendendo la Usb-C lo standard definitivo.

Obiettivo: ridurre i rifiuti elettronici 

La normativa, approvata nell’ottobre del 2022 con larga maggioranza, rientra in una strategia più ampia dell’Unione Europea per ridurre i rifiuti elettronici e promuovere scelte di consumo sostenibili. Con la Usb-C, riferisce Agi, i consumatori potranno utilizzare un unico caricabatterie per più dispositivi, purché questi supportino un’erogazione di potenza fino a 100 Watt.

Inoltre, tutti i dispositivi con funzionalità di ricarica rapida garantiranno la stessa velocità di ricarica, eliminando le incompatibilità tra diversi cavi.

Maggiore trasparenza per i consumatori 

Etichette specifiche accompagneranno i nuovi dispositivi, fornendo informazioni sulle caratteristiche di ricarica. Questo permetterà agli utenti di verificare facilmente se i caricabatterie in loro possesso sono compatibili con i nuovi dispositivi. Gli acquirenti avranno inoltre la possibilità di scegliere se acquistare un nuovo caricabatterie insieme al dispositivo, favorendo un maggiore riutilizzo e riducendo gli sprechi.

Vantaggi economici e ambientali 

Secondo le stime della Commissione Europea, l’adozione della Usb-C potrebbe far risparmiare ai consumatori circa 250 milioni di euro all’anno grazie alla riduzione degli acquisti di caricabatterie non necessari.

Attualmente, nell’Unione Europea, i caricabatterie inutilizzati rappresentano circa 11.000 tonnellate di rifiuti elettronici all’anno. La misura punta a ridurre significativamente questa quota mostruosa, promuovendo pratiche di consumo più consapevoli.

Fine di un’era per alcuni standard 

Una delle conseguenze più visibili di questa rivoluzione tecnologica è la graduale scomparsa della porta Lightning di Apple, che non è presente sui nuovi iPhone 15, mentre i MacBook già utilizzavano la Usb-C. Questo passaggio rappresenta un adeguamento alle nuove norme europee e un ulteriore passo verso la standardizzazione globale.

Con questa iniziativa, l’Unione Europea si conferma all’avanguardia nella promozione della sostenibilità, offrendo soluzioni pratiche per ridurre i rifiuti elettronici e semplificare la vita dei consumatori.

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L’e-commerce Health & Pharma nel 2024 sfiora i 2 miliardi di euro

Emerge dalla sesta edizione dell’Osservatorio Digital Health & Pharma di Netcomm: nel 2024 il valore degli acquisti online dei prodotti Health & Pharma cresce del 7,2%, e il valore di mercato sfiora 2 miliardi di euro. Ma aumentano anche gli e-shopper (+4,8%) , che in questo comparto raggiungono quota 23,7 milioni, pari al 70% degli acquirenti online totali.

Cresce poi l’uso dei social per informarsi sui contenuti legati alla salute, con il 16% che segue questi temi su Instagram e Facebook e il 6% su TikTok.
Ma 7 consumatori su 10 ritengono che i prezzi dei prodotti per la salute siano aumentati rispetto al 2023. In media, questo aumento dei prezzi viene valutato al +6%.

Gli e-shopper H&P tendono a riacquistare stesso prodotto o brand

“Il valore del mercato e-commerce Health & Pharma mostra segnali di crescita, seppure con percentuali inferiori rispetto al periodo pandemico, in cui si era assistito a un vero e proprio boom di acquisti online – commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. In questo contesto, va segnalato che il solo canale Marketplace/e-retailer generalista vale il 57% del valore totale dell’e-commerce di H&P”.

Inoltre, oggi gli acquirenti di prodotti H&P hanno l’abitudine a riacquistare lo stesso brand o prodotto, mostrando maggiore fedeltà rispetto a chi utilizza il canale fisico. Tanto che 66 su 100 acquisti online si tratta di riacquisti. Un trend che ha ben posizionato alcuni attori – continua Liscia – o diventati scelte abituali di acquisto per gli e-shopper dell’H&P”.

Online prezzi in aumento più che offline

“Il fatto poi che il primo driver d’acquisto rimanga ancora il prezzo, seppure in diminuzione rispetto allo scorso anno, è la dimostrazione di come questo settore non sia ancora maturo digitalmente – aggiunge il presidente Netcomm -. D’altra parte, questo genere di sensibilità è coerente con l’inflazione percepita in crescita, ovvero con i prezzi dei prodotti per la salute che i consumatori stimano aumentati rispetto al 2023. In media, gli e-shopper valutano questo aumento dei prezzi pari al 6%, mentre per i consumatori offline l’aumento è del 5,9%. Da ultimo, il settore H&P mostra di essere in forte ritardo nell’offrire esperienze omnicanale e digitali, sia attraverso un basso utilizzo di app o altri touch point digitali in negozio sia nel Click & Collect e altri servizi cross canale”.

Vitamine, integratori, occhiali/lenti a contatto i best sellers

Le tre categorie che sviluppano il maggior valore di acquisti online sono Vitamine e integratori/potenziatori, i prodotti di Ottica (occhiali da vista, lenti a contatto) e Prodotti naturali per la salute.
Invece, nell’ideale classifica degli argomenti più ricercati su profili e pagine social si collocano salute fisica (27,7%), alimentazione e dieta (25,9%), medicina e farmaceutica (25,7%), sport e fitness (25,5%), bellezza e cosmetica (21,7%), psicologia e salute mentale (19,5%).

Nel ranking dei temi più seguiti nelle community online più frequentate primeggia l’ambito sport e fitness. Fanalino di coda, ancora gli argomenti legati a psicologia e salute mentale.

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Mercato immobiliare italiano: primi segnali di ripresa

Il settore immobiliare italiano mostra segnali di ripresa dopo un periodo di rallentamento legato al calo dei mutui per l’acquisto di abitazioni. Il trend emerge dal 3° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2024 di Nomisma, che analizza l’andamento di 13 grandi città tra cui Milano, Roma, Torino e Napoli.

Aumentano le transazioni, ma i prezzi sono in assestamento

Il mercato registra un lieve incremento delle compravendite, ma con una stabilizzazione dei prezzi rispetto al primo semestre 2024. Le abitazioni in buono e ottimo stato hanno visto aumenti annui rispettivamente del +1,5% e del +1,7%. Però in alcune città, come Milano, si è osservato un calo dei valori immobiliari (-1,5% su base semestrale), attribuibile a un naturale assestamento dopo anni di forte crescita.

Anche Bari, Roma e Torino segnano leggere flessioni. I dati fotografano un mercato in fase di aggiustamento, con la domanda che torna gradualmente a crescere.

Locazioni in crescita 

L’impossibilità di acquistare casa ha spinto un numero crescente di famiglie verso il mercato delle locazioni, la cui quota è salita dal 56% del 2023 al 59,3% nel 2024. Questo ha determinato un aumento dei canoni d’affitto, con incrementi annui superiori al 3% in molte città. A Milano e Roma, i canoni sono cresciuti rispettivamente del +3,2% e +4,7%.

L’assenza di politiche di supporto lascia il settore in balia delle dinamiche di mercato, con ripercussioni più pesanti sulle famiglie economicamente fragili.

Tempi di vendita e affitto 

Il tempo medio per concludere una vendita si è stabilizzato a circa cinque mesi. Le città con le vendite più rapide sono Milano (4 mesi), mentre Genova richiede più tempo (5,5 mesi). Nel mercato delle locazioni, invece, i tempi si sono dimezzati negli ultimi anni, stabilizzandosi sotto i due mesi, segno di una domanda molto attiva.

Le prospettive del settore

Nonostante i segnali positivi, il settore immobiliare italiano resta condizionato da nodi strutturali, come la difficoltà di accesso al credito e l’assenza di interventi mirati da parte delle istituzioni. Tuttavia, l’aumento delle transazioni e il ritorno della domanda suggeriscono che il mercato potrebbe aver superato la fase più critica, aprendo a nuove possibilità di crescita, pur con le incertezze ancora presenti.

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Micro-aggressioni verbali: quando sul posto di lavoro si scatena l’ostilità

Non sempre i cattivi comportamenti sui luoghi professionali (e non solo) sono fatti di grandi gesti. Anzi. Esistono anche le micro-aggressioni, che sono comportamenti, espressioni o atteggiamenti che veicolano messaggi ostili, spesso in modo implicito o sottile.

Pur non apparendo apertamente come attacchi, queste forme di aggressione verbale possono generare frustrazione e senso di impotenza in chi le subisce e in chi vi assiste. Nonostante ciò, chi le mette in atto tende a minimizzarle con frasi come: “era solo uno scherzo!”.

I dati sulla diffusione del fenomeno

Un’indagine condotta da Nespresso, che ha coinvolto la community professionale di LinkedIn esterna all’azienda, evidenzia la portata del fenomeno. Il 62% dei partecipanti ha dichiarato di essere stato vittima di micro-aggressioni, mentre il 70% ha assistito a episodi di questo tipo almeno una volta. Le micro-aggressioni si manifestano attraverso commenti o allusioni, spesso legati a genere (41% dei casi, sessismo), età (18%, ageismo) e aspetto fisico (15%, body shaming).

Nonostante la loro diffusione, queste discriminazioni sono raramente riconosciute come tali: l’80% degli intervistati ritiene che la mancanza di consapevolezza nei luoghi di lavoro impedisca una corretta classificazione del problema. Tuttavia, l’impatto emotivo è significativo, generando disagio e rabbia in oltre il 25% delle persone coinvolte.

Servono consapevolezza e formazione

Simona Liguoro, direttrice HR di Nespresso Italiana, ha sottolineato l’importanza di affrontare le discriminazioni, inclusi i fenomeni legati alle micro-aggressioni verbali. “È fondamentale lavorare sulla cultura del rispetto e dell’inclusione, definendo confini chiari per evitare che questi comportamenti vengano sottovalutati,” ha affermato.

L’indagine, condotta con il supporto di Chiara Bisconti, esperta in risorse umane e tematiche di diversità e inclusione, e Valentina Dolciotti, formatrice e fondatrice di DiverCity magazine, punta a sensibilizzare le aziende e tracciare un percorso di intervento. Tra gli strumenti suggeriti ci sono la creazione di un glossario per riconoscere le micro-aggressioni e la promozione di iniziative formative.

Le aziende dovrebbero essere comunità basate sul rispetto

Secondo Chiara Bisconti, affrontare il problema richiede l’attivazione di pratiche come la formazione e l’ascolto, oltre a incentivare il dialogo interno. “Le aziende devono diventare comunità di persone che si supportano e collaborano, promuovendo il rispetto reciproco,” ha dichiarato. La consapevolezza e l’impegno condiviso possono trasformare i luoghi di lavoro in ambienti inclusivi e rispettosi.

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Perchè in Italia aumenta il consumo di prodotti vegetali?

Oggi, i prodotti a base vegetale sono sempre più presenti nella dieta degli italiani, con una crescente diffusione tra le famiglie. Secondi piatti, bevande, yogurt e dessert a base vegetale sono diventati un’abitudine alimentare consolidata, utilizzati non solo da vegani e vegetariani, ma anche da famiglie che scelgono questi prodotti per rendere la loro alimentazione più varia ed equilibrata.

Cresce il numero di consumatori “veg”

Secondo un’indagine condotta dall’Istituto NielsenIQ per il Gruppo Prodotti a base vegetale di Unione Italiana Food, circa 17,7 milioni di famiglie italiane (il 69% del totale) consumano prodotti vegetali. Di queste, più della metà (il 47%) li acquista regolarmente.

I consumatori non si limitano a sostituire i prodotti animali, ma li integrano nella loro dieta: il 66% delle famiglie acquista infatti questi prodotti “in alternativa” a quelli a base di proteine animali, senza rinunciare ai cibi tradizionali.

Gli alimenti preferiti

Tra i vari tipi di prodotti vegetali, riporta Askanews, i “secondi vegetali” come burger, affettati vegetali e sostituti dei formaggi sono i più diffusi, consumati da 13 milioni di famiglie (51%) che li acquistano con una frequenza settimanale. Le bevande vegetali, invece, sono apprezzate da 10,7 milioni di famiglie (42%) e vengono consumate 2-3 volte a settimana. Meno diffusi sono invece i dessert e gelati vegetali, scelti da circa 3,4 milioni di famiglie (13%).

Yogurt vegetale: una scelta che piace alle ragazze

Anche le alternative vegetali allo yogurt sono in crescita, con 4,3 milioni di famiglie (17% del totale) che le consumano, con una frequenza media di più di una volta alla settimana. Si nota anche una leggera predominanza femminile: il 54% delle consumatrici sono donne, contro il 46% di uomini.

Un cambiamento consapevole e culturale

L’analisi evidenzia come la scelta di questi prodotti non sia solo una moda, ma un comportamento alimentare consapevole. I consumatori sono attratti dalla versatilità, dalla qualità e dalla facilità di preparazione di questi prodotti. Secondo Sonia Malaspina, presidente del Gruppo Prodotti a base vegetale, questa crescita risponde alla domanda di un mercato sempre più attento alla salute, al benessere e alla sostenibilità.

Inoltre, molti dei piatti vegetali più apprezzati, come le polpette di melanzane o le bevande di mandorla, sono già radicati nella tradizione culinaria italiana.

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Mercato italiano dei Big Data in forte crescita: +20% nel 2024

Nel 2024, il mercato italiano dei Big Data registra un forte incremento. Si prevede che le aziende italiane aumenteranno del 20% la spesa per infrastrutture, software e servizi per la gestione e l’analisi dei dati, raggiungendo i 3,42 miliardi di euro. Questa crescita è trainata dall’interesse per la Generative AI, con le prime implementazioni di progetti su scala internazionale.

Le aziende di grandi dimensioni, soprattutto quelle con strutture Data & Analytics avanzate, puntano a potenziare le competenze attraverso consulenze esterne e l’uso del cloud pubblico per espandere la capacità computazionale.

Distribuzione degli investimenti e settori in crescita

La maggior parte degli investimenti, circa il 75%, è realizzata dalle grandi imprese, mentre la Pubblica Amministrazione rappresenta solo il 6% della spesa, pur segnando una crescita del 25% rispetto all’anno precedente. I settori con i maggiori tassi di crescita sono quello delle Utilities (+28%) e il Manifatturiero (+23%). Tuttavia, il comparto finanziario, composto da banche e assicurazioni, mantiene la quota più ampia del mercato, seguito dal Manifatturiero.

Data Strategy nelle grandi imprese

Secondo il Data Strategy Index, il 23% delle grandi aziende è a un livello avanzato di utilizzo dei dati, rispetto al 20% dell’anno precedente, mentre solo l’11% è a uno stadio iniziale. Tra le grandi aziende, l’adozione di strumenti di Business Intelligence è ormai consolidata, coinvolgendo il 93% delle organizzazioni. Nel 2024, l’uso di tali strumenti è diventato più diffuso anche tra i dipendenti non specializzati, con tre aziende su quattro che dichiarano un elevato livello di adozione.

Inoltre, il 73% delle grandi organizzazioni ha avviato almeno un progetto di Advanced Analytics, e molte hanno rafforzato i propri team di Data Science, passando dal 21% nel 2021 al 36% nel 2024.

L’analisi dei dati nelle PMI

Anche le PMI italiane si stanno orientando verso l’analisi dei dati, con il 79% che svolge attività di analisi almeno a livello descrittivo. Tuttavia, il 78% di queste aziende non integra ancora diverse fonti di dati in modo automatizzato, limitandosi a importazioni manuali. Un dato positivo è la crescita delle analisi predittive, che interessa ora tre PMI su quattro che già effettuano analisi descrittive.

Le prospettive per Data Analytics e AI

Per il 2024, il 37% delle PMI ha definito priorità specifiche per valorizzare i dati. La formazione e l’aggiornamento del personale sono considerati cruciali per affrontare le sfide legate alla gestione dei dati. Nelle grandi aziende più avanzate, la Generative AI è già in fase di implementazione, con una maggiore attenzione verso soluzioni tecnologiche avanzate come Vector DB e strumenti di Data Observability, per migliorare l’efficacia delle analisi e dei processi aziendali.

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Casa: la sicurezza domestica è una priorità per gli italiani

Per il 48,0% degli italiani il reato che ha più timore di subire è il furto in casa, evento già sperimentato dal 24,4% della popolazione. Ecco perché per il 74,4% degli italiani avere sistemi di sicurezza fa sentire più tranquilli, e aiuta a combattere l’ansia (57,3%).
Insomma, la sicurezza domestica è una componente essenziale della qualità della vita (89,2%).
Emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure, realizzato con il contributo del Servizio analisi criminale del Ministero dell’Interno.

Ma se l’85,5% ha almeno un dispositivo di protezione a difesa dell’abitazione, avere un dispositivo di protezione che difende singole parti della casa non è più sufficiente. Pertanto, il 64,7% è convinto sia necessario avere un sistema d’allarme fatto di più componenti

Gestione smart della serratura: la soluzione del futuro

L’84,9% degli italiani si aspetta che un sistema di sicurezza anticipi il pericolo, stroncando sul nascere il tentativo di furto e neutralizzandolo nel minor tempo possibile.

Per questo, la serratura smart è destinata a entrare a far parte nel prossimo futuro dei sistemi di sicurezza più all’avanguardia.
Il 50,3% degli italiani prenderebbe in considerazione l’acquisto di una app per gestire a distanza la serratura di casa, e il 31,9% è già pronto a adottare questa soluzione.

Furto in casa: la paura più grande

Tra chi nella propria vita ha subito almeno un furto, per il 68,9% al momento del reato non c’era nessuno in casa, e nel 52,8% dei casi i ladri sono entrati da finestre e porte finestre Il 30,8% dei furti in abitazione denunciati alle Forze dell’Ordine nel 2023 sono avvenuti di pomeriggio prima delle 20. Il mese con più denunce? Dicembre, con 18.864 furti.

Ma non è solo la criminalità a far paura, la casa è ricca di insidie che vengono dal suo interno. Nel 2023 si sono verificati 2.308.000 incidenti in luogo domestico, che nel 41,6% dei casi hanno avuto come vittime anziani e nel 62,2% donne. 

Dalla rapina alla violenza domestica, nel 2023 aumenta la criminalità

Nel 2023 aumentano le rapine (1.858) e i furti in abitazione (147.660, +10,4% vs 2022). Ogni giorno vengono commessi 410 furti e rapine nelle case degli italiani, e i grandi centri metropolitani sono catalizzatori di occasioni per i malintenzionati.
Roma è in cima alla graduatoria (13.463 furti in abitazione, 9,1% del totale), seguita da Milano (9.552, 6,5%) e Torino (5.795, 3,9%). Un furto ogni cinque avviene in una di queste tre grandi aree metropolitane.

Ma l’abitazione può anche diventare teatro di crimini commessi da famigliari, mariti, partner e padri. I più numerosi sono i maltrattamenti contro famigliari e conviventi, che nel 2023 sono stati 25.260, +2,8% rispetto al 2022. Crescono sensibilmente anche gli atti persecutori, mentre calano leggermente le violenze sessuali.

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Italiani e ristrutturazione casa: la priorità è il comfort abitativo

In Italia il 70% dei proprietari di casa ha pianificato di ristrutturare entro il 2034 e il 61% lo ha già fatto negli ultimi 10 anni. In particolare, coloro che risiedono in unità immobiliari singole e plurifamiliari, che indipendentemente dalla dimensione della casa, mostrano maggiore propensione alla ristrutturazione rispetto a chi vive in condominio.

Il comfort abitativo è il principale motivo per cui oltre il 50% sceglie di ristrutturare.
Insomma, ristrutturare casa si conferma un trend in crescita, ma la conoscenza delle norme sulla sicurezza antincendio e della classe energetica del proprio immobile risulta limitata. Sono alcune evidenze tratte dall’indagine ‘Verso Case Green tra efficienza energetica e sicurezza dimenticata’, condotta da Nomisma per conto di Rockwool.

Scarsa attenzione verso la sicurezza antincendio

I proprietari di immobili meno recenti sono più propensi alla ristrutturazione, e molto sensibili al tema dell’efficientamento energetico, ma il 41% non ha ancora valutato la classe energetica della propria abitazione.
L’urgenza di realizzare interventi non più procrastinabili perde rilevanza a favore di una maggiore attenzione alla riduzione dei consumi energetici (53%). Ancora scarsa, poi. l’attenzione, verso la sicurezza antincendio, su cui emerge anche una conoscenza molto limitata rispetto alle normative (27%).

La polizza assicurativa è risultata, invece, la strategia di protezione antincendio preferita (35%). Una quota rilevante di proprietari, tuttavia, non ha preso alcuna misura di sicurezza (24%) o non sa cosa fare (23%).

Il 44% ha usufruito degli incentivi

Se per 1 proprietario su 2 gli investimenti necessari per la realizzazione degli interventi sono il principale ostacolo per la ristrutturazione dell’abitazione, la disponibilità di sistemi di incentivazione sicuramente favorisce la spinta a ristrutturare.
Il 44% dei proprietari di abitazione, infatti, dichiara di aver usufruito di incentivi per realizzare interventi di ristrutturazione, con una maggiore frequenza dell’utilizzo del Bonus Casa (41%), seguito da Superbonus 110% (32%) ed Ecobonus (24%).

La presenza di un sistema di agevolazioni rafforzerebbe significativamente la scelta di ristrutturare per chi è già intenzionato a farlo nei prossimi 10 anni (8 proprietari su 10) e anche il 34% di coloro che sono restii a farlo potrebbe decidere di affrontare la ristrutturazione con un adeguato incentivo.

Isolamento termico ed efficienza energetica

Tra gli interventi di ristrutturazione già realizzati e quelli pianificati per il futuro cresce l’interesse verso l’isolamento termico e l’installazione di pannelli fotovoltaici. Sei proprietari su 10 mostrano, infatti, un’elevata attenzione nella scelta dei materiali isolanti impiegati.

Per quanto riguarda il livello di conoscenza della Direttiva Europea ‘Case green’, poco meno della metà dei proprietari (48%) ne è informata, tuttavia una larga parte riconosce come positive le opportunità legate a interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione dell’immobile.
Circa il 45% dei proprietari di casa, invece, non è propenso a effettuare interventi di adeguamento alla Direttiva EPBD, mentre circa un quarto si è dichiarato disponibile.

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Fiducia: a settembre è in aumento per consumatori e imprese

Lo segnala l’Istat: il clima di fiducia delle imprese a settembre 2024 aumenta per il secondo mese consecutivo, grazie all’andamento positivo dei servizi. In particolare, si evidenzia il miglioramento della fiducia nel settore dei trasporti e magazzinaggio, dei servizi turistici e dei servizi alle imprese.
Quanto al commercio al dettaglio, si segnala un’evoluzione positiva della fiducia solo nella grande distribuzione.

Anche l’indice di fiducia dei consumatori registra una dinamica favorevole. Tutte le variabili che compongono l’indice mostrano un andamento positivo, a eccezione delle attese sulla disoccupazione, che sono in peggioramento.

Migliorano situazione personale e clima corrente

Di fatto, sia l’indice del clima di fiducia dei consumatori sia l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese sono stimati in aumento, passando rispettivamente da un punteggio pari a 96,1 a 98,3 e da 94,7 a 95,7.

Tra i consumatori, l’Istat evidenzia un diffuso miglioramento delle opinioni, soprattutto quelle sulla situazione personale e corrente. Il clima economico aumenta da 102,3 a 103,9, il clima personale da 93,8 a 96,3, quello corrente da 96,3 a 99,0 e quello futuro da 95,7 a 97,4.

Per servizi e commercio al dettaglio giudizi più positivi 

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce nell’industria (da 87,0 a 86,7 nella manifattura e da 103,3 a 101,9 nelle costruzioni) mentre aumenta nei servizi: nei servizi di mercato sale da 98,0 a 100,6 e nel commercio al dettaglio cresce da 101,5 a 102,3.
Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura peggiorano i giudizi sul livello degli ordini mentre i giudizi sulle scorte e le attese di produzione rimangono stabili. Nelle costruzioni tutte le componenti si deteriorano.

Passando al comparto dei servizi di mercato, si evidenzia un diffuso miglioramento di tutte le componenti.
Nel commercio al dettaglio, per quanto riguarda l’andamento delle vendite, i giudizi sono in miglioramento mentre le attese sono in diminuzione, e le scorte sono giudicate in accumulo.

La ripresa di un percorso di sviluppo meno asfittico

“Il miglioramento della fiducia di famiglie e imprese registrato nel mese di settembre è un segnale innegabilmente positivo, perché potrebbe preludere ad una parte finale dell’anno più dinamica rispetto al deludente andamento dei mesi estivi. Il recupero del sentiment da parte dei consumatori – commenta il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella -, se confermato nei prossimi mesi potrebbe migliorare il funzionamento della catena reddito-fiducia-consumi, che si era inceppato nei periodi più recenti, dando quella spinta alla domanda necessaria a riprendere un percorso di sviluppo meno asfittico. Non mancano, comunque alcuni elementi di criticità legati ai timori delle famiglie sull’andamento del mercato del lavoro, e al permanere di aspettative articolate tra gli operatori dei diversi settori”.

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I “genitori ai primi passi” gradirebbero supporto psicologico

Investiti da un eccesso di informazioni e consigli spesso non richiesti i neo e aspiranti genitori sono disorientati e confusi. Sei su 10 gradirebbero un supporto psicologico, ma solo il 4% si rivolge a un professionista.
L’84% rifarebbe comunque un figlio e il 69% ha il supporto del partner nei compiti genitoriali. Ma per più della metà (59%) essere genitore è difficile.

In tema di salute emerge poi la tendenza a sacrificare il proprio benessere a favore di quello del bambino. Solo il 35% delle mamme afferma di sentirsi bene fisicamente e mentalmente, rispetto al 52% dei papà.
È quanto emerge da ‘Genitori ai primi passi’, la survey di Nestlé sviluppata insieme a Unobravo e il supporto della piattaforma YouGov.

A chi si rivolgono mamma e papà per chiedere aiuto?

La prima persona a cui ci si rivolge per chiedere aiuto nei momenti critici è il proprio partner (67%), un dato che evidenzia una forte connessione e fiducia nella relazione tra genitori, e che conferma una maggiore parità di genere nella condivisione delle responsabilità familiari.

I papà, infatti, secondo l’80% dei genitori intervistati, sono più attivi nel prendersi cura dei propri figli rispetto alle generazioni precedenti. Tuttavia, è importante sostenere maggiormente la coppia.
Tra le principali difficoltà che un neogenitore deve affrontare emerge che solo il 32% dei neogenitori, meno di 1 su 3, sente di avere il controllo delle sfide che deve affrontare.

La paura di perdere il controllo della situazione

Questa percezione di scarso controllo può avere un impatto significativo sul benessere psicologico, creando un effetto circolare: più si ha la percezione di perdere il controllo, più aumenta il senso di malessere, e viceversa.
Tuttavia, è importante sostenere maggiormente la coppia.

Come osserva Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e direttore clinico del servizio di psicologia online Unobravo, “il sostegno di chi ci circonda è importante ma a volte da solo non basta. Per questo è importante sensibilizzare i neo-genitori affinché riconoscano il bisogno di un supporto psicologico durante una fase così delicata. Chiedere e accogliere un aiuto significa darsi l’opportunità di mettere a fuoco ciò che si prova e il sostegno di un professionista può offrire preziosi strumenti per affrontare le sfide connesse alla genitorialità”.

Ansia e preoccupazione fanno parte del percorso

La situazione si combina poi con le pressioni e aspettative sociali e familiari, vissute spesso come irrealistiche. Quasi il 40% dei genitori dichiara di avvertire la pressione sociale su come crescere i propri figli, e più della metà (59%) si sente stressato dall’opinione altrui. 

“Una delle principali fonti di ansia per i neogenitori è quella di una responsabilità troppo schiacciante. C’è una convinzione diffusa che tutto debba essere perfetto per accogliere un bambino – aggiunge Valeria Fiorenza Perris -. Considerare invece l’ansia o la preoccupazione come una parte naturale del percorso può aiutare a proiettarsi in questo ruolo con serenità e maggiore sicurezza”.