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Cavi addio: l’Unione Europea adotta la Usb-C come standard unico

Matasse di cavi e caricabatterie, addio per sempre. A decorrere dal 28 dicembre 2024, nell’Unione Europea tutti i nuovi dispositivi elettronici portatili dovranno utilizzare la porta Usb-C come standard universale per la ricarica.

Tra i dispositivi interessati ci sono telefoni cellulari, tablet, fotocamere digitali, cuffie, auricolari, console per videogiochi, altoparlanti portatili, e-reader, tastiere, mouse e sistemi di navigazione portatili. Dal 28 aprile 2026, questa normativa si estenderà anche ai computer portatili, rendendo la Usb-C lo standard definitivo.

Obiettivo: ridurre i rifiuti elettronici 

La normativa, approvata nell’ottobre del 2022 con larga maggioranza, rientra in una strategia più ampia dell’Unione Europea per ridurre i rifiuti elettronici e promuovere scelte di consumo sostenibili. Con la Usb-C, riferisce Agi, i consumatori potranno utilizzare un unico caricabatterie per più dispositivi, purché questi supportino un’erogazione di potenza fino a 100 Watt.

Inoltre, tutti i dispositivi con funzionalità di ricarica rapida garantiranno la stessa velocità di ricarica, eliminando le incompatibilità tra diversi cavi.

Maggiore trasparenza per i consumatori 

Etichette specifiche accompagneranno i nuovi dispositivi, fornendo informazioni sulle caratteristiche di ricarica. Questo permetterà agli utenti di verificare facilmente se i caricabatterie in loro possesso sono compatibili con i nuovi dispositivi. Gli acquirenti avranno inoltre la possibilità di scegliere se acquistare un nuovo caricabatterie insieme al dispositivo, favorendo un maggiore riutilizzo e riducendo gli sprechi.

Vantaggi economici e ambientali 

Secondo le stime della Commissione Europea, l’adozione della Usb-C potrebbe far risparmiare ai consumatori circa 250 milioni di euro all’anno grazie alla riduzione degli acquisti di caricabatterie non necessari.

Attualmente, nell’Unione Europea, i caricabatterie inutilizzati rappresentano circa 11.000 tonnellate di rifiuti elettronici all’anno. La misura punta a ridurre significativamente questa quota mostruosa, promuovendo pratiche di consumo più consapevoli.

Fine di un’era per alcuni standard 

Una delle conseguenze più visibili di questa rivoluzione tecnologica è la graduale scomparsa della porta Lightning di Apple, che non è presente sui nuovi iPhone 15, mentre i MacBook già utilizzavano la Usb-C. Questo passaggio rappresenta un adeguamento alle nuove norme europee e un ulteriore passo verso la standardizzazione globale.

Con questa iniziativa, l’Unione Europea si conferma all’avanguardia nella promozione della sostenibilità, offrendo soluzioni pratiche per ridurre i rifiuti elettronici e semplificare la vita dei consumatori.

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L’e-commerce Health & Pharma nel 2024 sfiora i 2 miliardi di euro

Emerge dalla sesta edizione dell’Osservatorio Digital Health & Pharma di Netcomm: nel 2024 il valore degli acquisti online dei prodotti Health & Pharma cresce del 7,2%, e il valore di mercato sfiora 2 miliardi di euro. Ma aumentano anche gli e-shopper (+4,8%) , che in questo comparto raggiungono quota 23,7 milioni, pari al 70% degli acquirenti online totali.

Cresce poi l’uso dei social per informarsi sui contenuti legati alla salute, con il 16% che segue questi temi su Instagram e Facebook e il 6% su TikTok.
Ma 7 consumatori su 10 ritengono che i prezzi dei prodotti per la salute siano aumentati rispetto al 2023. In media, questo aumento dei prezzi viene valutato al +6%.

Gli e-shopper H&P tendono a riacquistare stesso prodotto o brand

“Il valore del mercato e-commerce Health & Pharma mostra segnali di crescita, seppure con percentuali inferiori rispetto al periodo pandemico, in cui si era assistito a un vero e proprio boom di acquisti online – commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. In questo contesto, va segnalato che il solo canale Marketplace/e-retailer generalista vale il 57% del valore totale dell’e-commerce di H&P”.

Inoltre, oggi gli acquirenti di prodotti H&P hanno l’abitudine a riacquistare lo stesso brand o prodotto, mostrando maggiore fedeltà rispetto a chi utilizza il canale fisico. Tanto che 66 su 100 acquisti online si tratta di riacquisti. Un trend che ha ben posizionato alcuni attori – continua Liscia – o diventati scelte abituali di acquisto per gli e-shopper dell’H&P”.

Online prezzi in aumento più che offline

“Il fatto poi che il primo driver d’acquisto rimanga ancora il prezzo, seppure in diminuzione rispetto allo scorso anno, è la dimostrazione di come questo settore non sia ancora maturo digitalmente – aggiunge il presidente Netcomm -. D’altra parte, questo genere di sensibilità è coerente con l’inflazione percepita in crescita, ovvero con i prezzi dei prodotti per la salute che i consumatori stimano aumentati rispetto al 2023. In media, gli e-shopper valutano questo aumento dei prezzi pari al 6%, mentre per i consumatori offline l’aumento è del 5,9%. Da ultimo, il settore H&P mostra di essere in forte ritardo nell’offrire esperienze omnicanale e digitali, sia attraverso un basso utilizzo di app o altri touch point digitali in negozio sia nel Click & Collect e altri servizi cross canale”.

Vitamine, integratori, occhiali/lenti a contatto i best sellers

Le tre categorie che sviluppano il maggior valore di acquisti online sono Vitamine e integratori/potenziatori, i prodotti di Ottica (occhiali da vista, lenti a contatto) e Prodotti naturali per la salute.
Invece, nell’ideale classifica degli argomenti più ricercati su profili e pagine social si collocano salute fisica (27,7%), alimentazione e dieta (25,9%), medicina e farmaceutica (25,7%), sport e fitness (25,5%), bellezza e cosmetica (21,7%), psicologia e salute mentale (19,5%).

Nel ranking dei temi più seguiti nelle community online più frequentate primeggia l’ambito sport e fitness. Fanalino di coda, ancora gli argomenti legati a psicologia e salute mentale.

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Mercato italiano dei Big Data in forte crescita: +20% nel 2024

Nel 2024, il mercato italiano dei Big Data registra un forte incremento. Si prevede che le aziende italiane aumenteranno del 20% la spesa per infrastrutture, software e servizi per la gestione e l’analisi dei dati, raggiungendo i 3,42 miliardi di euro. Questa crescita è trainata dall’interesse per la Generative AI, con le prime implementazioni di progetti su scala internazionale.

Le aziende di grandi dimensioni, soprattutto quelle con strutture Data & Analytics avanzate, puntano a potenziare le competenze attraverso consulenze esterne e l’uso del cloud pubblico per espandere la capacità computazionale.

Distribuzione degli investimenti e settori in crescita

La maggior parte degli investimenti, circa il 75%, è realizzata dalle grandi imprese, mentre la Pubblica Amministrazione rappresenta solo il 6% della spesa, pur segnando una crescita del 25% rispetto all’anno precedente. I settori con i maggiori tassi di crescita sono quello delle Utilities (+28%) e il Manifatturiero (+23%). Tuttavia, il comparto finanziario, composto da banche e assicurazioni, mantiene la quota più ampia del mercato, seguito dal Manifatturiero.

Data Strategy nelle grandi imprese

Secondo il Data Strategy Index, il 23% delle grandi aziende è a un livello avanzato di utilizzo dei dati, rispetto al 20% dell’anno precedente, mentre solo l’11% è a uno stadio iniziale. Tra le grandi aziende, l’adozione di strumenti di Business Intelligence è ormai consolidata, coinvolgendo il 93% delle organizzazioni. Nel 2024, l’uso di tali strumenti è diventato più diffuso anche tra i dipendenti non specializzati, con tre aziende su quattro che dichiarano un elevato livello di adozione.

Inoltre, il 73% delle grandi organizzazioni ha avviato almeno un progetto di Advanced Analytics, e molte hanno rafforzato i propri team di Data Science, passando dal 21% nel 2021 al 36% nel 2024.

L’analisi dei dati nelle PMI

Anche le PMI italiane si stanno orientando verso l’analisi dei dati, con il 79% che svolge attività di analisi almeno a livello descrittivo. Tuttavia, il 78% di queste aziende non integra ancora diverse fonti di dati in modo automatizzato, limitandosi a importazioni manuali. Un dato positivo è la crescita delle analisi predittive, che interessa ora tre PMI su quattro che già effettuano analisi descrittive.

Le prospettive per Data Analytics e AI

Per il 2024, il 37% delle PMI ha definito priorità specifiche per valorizzare i dati. La formazione e l’aggiornamento del personale sono considerati cruciali per affrontare le sfide legate alla gestione dei dati. Nelle grandi aziende più avanzate, la Generative AI è già in fase di implementazione, con una maggiore attenzione verso soluzioni tecnologiche avanzate come Vector DB e strumenti di Data Observability, per migliorare l’efficacia delle analisi e dei processi aziendali.

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Pagamenti virtuali in Italia, trend in continua crescita

Qonto, la soluzione europea per la gestione finanziaria aziendale, ha presentato il suo terzo Rapporto sulle abitudini di pagamento di oltre 500.000 PMI e liberi professionisti in Italia, Francia, Germania e Spagna. Dall’analisi emerge che l’Italia registra il maggiore aumento nei pagamenti virtuali tramite portafogli digitali, con un incremento del 22% nell’ultimo anno. Questo risultato posiziona l’Italia al primo posto tra i Paesi analizzati, seguita da Francia, Germania e Spagna, che mostrano una crescita più moderata dell’11-12% in media.

L’intelligenza artificiale entra nelle PMI Italiane

Le PMI italiane stanno abbracciando sempre di più l’intelligenza artificiale, passando dallo 0,2% di adozione nel 2023 al 4% nel 2024. Questo trend è in linea con una più ampia tendenza europea che vede un significativo aumento nell’adozione di strumenti di AI, spinta da fornitori come OpenAI, Midjourney, Mistral, Elevenlabs e Scaleway. A livello europeo, la Germania guida questo cambiamento, seguita dalla Spagna e dalla Francia.

L’espansione dei pagamenti online

Il Rapporto di Qonto evidenzia un netto spostamento delle PMI europee verso le transazioni online, elaborati tramite i siti web dei commercianti. Nonostante questo, i pagamenti offline, effettuati in negozio tramite terminali POS, continuano a rappresentare la maggior parte delle transazioni, sebbene in calo del 3% nell’ultimo anno. In Italia, il 72% delle transazioni avviene ancora tramite POS, la percentuale più alta in UE, a conferma della resilienza delle abitudini di pagamento tradizionali.

Aumenta l’uso delle carte virtuali 

Un altro importante trend evidenziato dal Rapporto è l’aumento dell’uso delle carte virtuali, che stanno guadagnando terreno soprattutto per le transazioni online o tramite smartphone. In Italia, l’adozione di carte virtuali è cresciuta quattro volte più rapidamente rispetto alle carte fisiche (35% contro 8%), sebbene le carte fisiche rappresentino ancora il 91% delle transazioni totali. La Spagna è in testa in questo settore, con un terzo delle transazioni effettuate tramite carte virtuali, seguita dalla Germania e dalla Francia.

“Come dimostra il nostro Rapporto, stiamo assistendo a un passaggio epocale verso una trasformazione digitale delle PMI europee, con l’Italia in testa per l’aumento dei pagamenti virtuali tramite e-wallet – afferma Mariano Spalletti, Managing Director per l’Italia di Qonto -. Anche le PMI più tradizionali stanno adottando queste tecnologie per rimanere competitive, evidenziando resilienza e adattabilità. Con strumenti digitali adeguati, le PMI tendono a utilizzarli sempre di più, e noi di Qonto siamo pronti a guidare questa trasformazione”.

Conclusione

Il terzo Rapporto di Qonto sulle abitudini di pagamento delle PMI evidenzia una marcata trasformazione digitale in Europa, con l’Italia al vertice per l’adozione dei pagamenti virtuali tramite portafogli digitali. L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più integrata nelle pratiche aziendali. Un chiaro segnale che le PMI stanno andando velocemente verso  un futuro sempre più digitale e innovativo.

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Se il colloquio di lavoro è virtuale… i consigli dell’Eures

I colloqui di lavoro virtuali sono convenienti: eliminano le spese di viaggio e i tempi di spostamento. E anche nel caso in cui sarebbe facile per un candidato partecipare di persona, oggi l’assunzione a distanza è divenuta prassi comune tra i selezionatori.
Tuttavia, le interazioni virtuali comportano difficoltà peculiari. 

Oltre agli ovvi problemi associati alla comunicazione virtuale, come ad esempio, gli inconvenienti tecnici, condurre un colloquio attraverso uno schermo rende più complesso ‘leggere’ le persone. Senza contare che eliminando la barriera di accesso il reclutamento virtuale aumenta notevolmente la concorrenza.
Ma come affrontare un colloquio virtuale? Il sito dell’Eures, l’Autorità europea del lavoro – Direzione generale per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, fornisce alcuni consigli utili.

A distanza o di persona, il modo di prepararsi è lo stesso

 “Anche se partecipi a un colloquio virtuale – si legge sul portale dell’Eures -, il modo in cui ti prepari preventivamente deve essere lo stesso di un colloquio in presenza. Fa’ una ricerca sull’azienda e sulla posizione per la quale ti stai candidando e prendi un po’ di tempo per preparare le tue risposte alle domande standard dei colloqui. Inoltre, prendi in considerazione un elenco di domande da porre al selezionatore, per dimostrare che sei sinceramente interessato al ruolo”.

Evitare i “tradimenti” della tecnologia 

“Non c’è niente di peggio – si legge ancora – che essere preparati in modo eccellente e poi dover affrontare un fallimento tecnico imprevisto. Per evitare questo problema, controlla la velocità e la connessione a internet e assicurati che la fotocamera e il microfono funzionino. Inoltre, assicurati di conoscere bene la piattaforma che userai per il colloquio. Fa’ una chiamata di prova a un amico o a un membro della famiglia per fare una verifica. Anche se il tuo interlocutore non avrà una visione completa della stanza in cui ti trovi, mantenere uno spazio ordinato è sempre una buona idea, in quanto riduce al minimo le distrazioni e aiuta a concentrarsi nella conversazione”.

Vestirsi come se si andasse al lavoro

“Potresti essere tentato di indossare qualcosa di presentabile e non pensarci più, ma la ricerca dimostra che le scelte relative all’abbigliamento influenzano la nostra fiducia, il nostro comportamento e persino le nostre prestazioni cognitive – aggiungono gli esperti -. Di conseguenza, possono avere un forte impatto sul modo in cui ci presentiamo agli altri. Quindi, prendi il tempo di vestirti come se dovessi andare in quell’ufficio per una giornata di lavoro. Entra nel ruolo che stai cercando selezionando attentamente il tuo abbigliamento e sarai già un passo più vicino al tuo obiettivo”.

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La violenza di genere onlife tra gli adolescenti

Emerge dal rapporto “Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza”, realizzato da Save the Children in collaborazione con Ipsos: quasi un/una adolescente tra 14 e 18 anni su cinque (19%) dichiara di essere stato spaventato dal/lla partner con atteggiamenti violenti. Del resto, il 17% pensa che in una relazione intima sia ‘normale’ che ogni tanto scappi uno schiaffo, e per il 30% la gelosia è un segno di amore.

Il 43%, inoltre, è d’accordo con l’opinione che se davvero una ragazza non vuole avere un rapporto sessuale il modo di sottrarsi lo trova. La percentuale di chi lo dichiara è più alta tra i ragazzi (46%), ma è elevata anche tra le ragazze.
Ma in una dimensione delle relazioni sempre più onlife anche condividere la password dei social e dei dispositivi con il partner è una prova d’amore (21%).

I comportamenti di controllo

Al 26% degli adolescenti che hanno/hanno avuto una relazione è capitato che il/la partner creasse un profilo social falso per controllarlo/a. E l’11% di tutti gli intervistati dichiara che le proprie foto intime sono state condivise da altre persone senza il proprio consenso.

Il 65% ha subìto dal partner almeno un comportamento di controllo, dalla richiesta di non accettare contatti da qualcuno/a sui social (42%) a non vestirsi in un determinato modo (32%). Ma il 63% dichiara di aver praticato almeno un comportamento di controllo nei confronti di altri.
Quanto al consenso a un rapporto sessuale, il 90% ritiene necessario chiederlo sempre anche all’interno di una relazione di coppia stabile. Ma per molti questa convinzione teorica non si traduce facilmente in un comportamento.

L’intimità condivisa online 

Nella vita relazionale degli adolescenti la dimensione online e quella offline sono ormai intrecciate in modo indissolubile. Il 73% dichiara di aver stretto amicizia online con persone prima sconosciute, e il 64% di aver usato i social media per conoscere o avvicinarsi a una persona che piace.

L’ambiente digitale è parte integrante anche delle relazioni intime. Il 28% dei ragazzi e delle ragazze ha scambiato video e/o foto intime con il/la partner o con persone verso le quali aveva un interesse (40% tra chi è in una relazione).
Ma un adolescente su 10 ha condiviso, almeno una volta, foto/video intimi della persona con cui aveva una relazione senza il suo consenso, e l’11% ha subìto una condivisione di proprie foto intime senza aver dato il consenso.

La resistenza degli stereotipi 

Quanto agli stereotipi di genere, il pianto, le capacità relazionali e di cura vengono associate all’universo femminile.
Quasi il 69% degli adolescenti pensa che le ragazze siano più predisposte a piangere dei ragazzi, il 64% che siano maggiormente in grado di esprimere le proprie emozioni, il 50% di prendersi cura in modo più attento delle persone.

Il 39% dei maschi e delle femmine ritiene che le ragazze siano più inclini a sacrificarsi per il bene della relazione. E la percentuale sale al 51% tra le ragazze.

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AI e Voice deepfake: il futuro delle frodi è “vocale”

Di recente, Open AI ha presentato un modello di API Audio in grado di creare discorsi umani e messaggi vocali. Finora, è il software che si avvicina di più al vero linguaggio umano.
API Audio è in grado di riprodurre vocalmente il testo richiesto, consentendo agli utenti di scegliere fra una serie di opzioni vocali. Attualmente, non può essere utilizzato per creare voice deepfake, ma è indicativo del rapido sviluppo delle tecnologie di generazione vocale.

Sempre di recente, grazie all’Intelligenza artificiale, che ha combinato parti di una vecchia registrazione migliorandone la qualità audio, i Beatles hanno entusiasmato milioni di fan pubblicando una nuova canzone.
La domanda è: in futuro i modelli vocali sviluppati con l’AI potrebbero diventare un nuovo strumento nelle mani dei criminali informatici? 

Per ora la voce umana non è completamente imitabile 

La risposta è sì: nonostante i deepfake e gli strumenti utilizzati per realizzarli non siano ancora ben sviluppati o diffusi, il loro potenziale utilizzo nelle frodi è estremamente elevato. E la tecnologia non smette di evolversi.
Oggi non esiste alcun dispositivo in grado di produrre voice deepfake di alta qualità, ovvero, che non sia distinguibile dal vero parlato umano.

Tuttavia, negli ultimi mesi sono stati rilasciati sempre più strumenti per generare la voce umana.
Inoltre, se in precedenza gli utenti avevano bisogno di competenze almeno di programmazione di base, ora sta diventando più facile lavorare con questi strumenti
Insomma, a breve verranno sviluppati modelli che combineranno semplicità d’uso e qualità dei risultati.

Un esempio di frode riuscita

Le frodi che sfruttano l’Intelligenza artificiale per ora non sono frequenti, ma esistono già esempi di casi ‘riusciti’.
A metà ottobre del 2023, il venture capitalist americano Tim Draper ha avvertito i suoi follower su Twitter che i truffatori hanno usato la sua voce per alcune truffe. In particolare, Tim Draper ha segnalato che le richieste di denaro effettuate con la sua voce sono il risultato dell’Intelligenza artificiale.

Nonostante questo caso, finora la società non percepisce i voice deepfake come una possibile minaccia informatica. Poiché sono pochissimi i casi in cui vengono utilizzati con intenzioni malevole, le tecnologie di protezione tardano a diffondersi.

Il modo migliore per proteggersi è ascoltare attentamente

Per il momento, il modo migliore per proteggersi è ascoltare attentamente le parole dell’interlocutore al telefono. Se la qualità della registrazione è bassa, contiene rumori e la voce sembra robotica, non bisogna fidarsi delle informazioni ascoltate.

Un altro modo per testare ‘l’umanità’ dell’interlocutore è quello di porre domande insolite. Ad esempio, se l’interlocutore fosse un modello vocale, una domanda sul suo colore preferito lo lascerebbe perplesso, poiché non è quanto solitamente chiede la vittima di una frode. Il ritardo nella risposta renderà quindi chiaro che l’utente è stato ingannato.
Un’altra opzione è quella di installare una soluzione di sicurezza affidabile e completa. Sebbene non possa rilevare al 100% i voice deepfake, può aiutare gli utenti a evitare siti web sospetti, pagamenti e download di malware, proteggendo i browser e controllando tutti i file sul computer.

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Cybersecurity: individuati un malware bancario, uno stealer e un nuovo tipo di ransomware

Sono tre le nuove minacce capaci di rubare dati e denaro identificate dall’ultimo report sul crimeware di Kaspersky: lo stealer GoPIX, che prende di mira i sistemi di pagamento PIX, lo stealer multifunzionale Lumar e il ransomware Rhysida.
La prima minaccia identificata dal report, GoPIX, è una campagna malevola attiva da dicembre 2022, e si focalizza sul sistema di pagamento PIX, ampiamente utilizzato in Brasile.
La campagna ha inizio quando gli utenti cercano WhatsApp web su internet e vengono reindirizzati attraverso annunci ingannevoli.

Grazie al tool anti-frode IP Quality Score, che permette di distinguere gli utenti reali dai bot, GoPIX offre due opzioni di download a seconda dello standard della porta 27275, collegata al software Avast Safe Banking.
Gli utenti, quindi, ‘scaricano’ un malware progettato per rubare e manipolare i dati delle transazioni, che permette di eseguire diverse operazioni e rispondere ai comandi di un server command-and-control (C2).

Un nuovo stealer dalle funzionalità “impressionanti”

Lumar, invece, è un nuovo stealer multifunzione apparso a luglio 2023 grazie a un utente chiamato Collector. Lumar vanta funzionalità impressionanti, tra cui la cattura di sessioni di Telegram, la raccolta di password, cookie, dati di autofill, il recupero di file dal desktop degli utenti e l’estrazione di dati da vari portafogli criptati.
Le dimensioni ridotte di Lumar, dovute alla codifica C, non ne compromettono la funzionalità. Una volta eseguito, Lumar raccoglie le informazioni di sistema e i dati dell’utente e li invia al C2.
L’efficiente raccolta dei dati è facilitata dall’uso di tre fili separati. Il C2, gestito dall’autore del malware come Malware-as-a-Service (MaaS), offre semplici funzionalità come statistiche e registri di dati. Gli utenti possono scaricare l’ultima versione di Lumar e ricevere notifiche su Telegram con i dati in arrivo.

Il ransomware dall’esclusivo meccanismo di autocancellazione

Rilevato a maggio attraverso la telemetria di Kaspersky, Rhysida opera come Ransomware-as-a-Service (RaaS).
Rhysida si contraddistingue per il suo esclusivo meccanismo di autocancellazione e la compatibilità con le versioni precedenti a Windows 10 di Microsoft.
Scritto in C++ e compilato con MinGW e librerie condivise, Rhysida mostra una progettazione sofisticata.
Pur essendo relativamente nuovo, ha affrontato problemi iniziali di configurazione con il suo server onion, dimostrando un rapido adattamento e apprendimento del gruppo.

Le minacce informatiche a carattere finanziario sono in continuo aumento

Dal momento che le minacce informatiche a carattere finanziario continuano ad aumentare, gli esperti invitano gli utenti a rimanere vigili.
“Con l’aumento delle minacce informatiche di natura finanziaria, il nostro impegno per la protezione degli ecosistemi digitali rimane costante – dichiara Jornt van der Wiel, Senior Security Researcher del GReAT di Kaspersky -. Seguiamo da vicino l’evoluzione del panorama delle minacce, sviluppando soluzioni di sicurezza per contrastare proattivamente gli attacchi. Per garantire la sicurezza, consigliamo l’adozione di una robusta strategia di cybersecurity, che mitighi le minacce in modo efficace”.  

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Il gaming online? E’ uno spazio di interazione sociale

Uno studio condotto da Samsung a livello europeo ha rivelato che il gaming online ha un ruolo significativo come luogo di incontro e interazione sociale per i giocatori italiani. Nel dettaglio, il 49% dei giocatori italiani considera il gaming online un punto di incontro per relazionarsi con altri gamer e un luogo virtuale dove creare legami autentici. Inoltre, il 30% dei giocatori italiani afferma di stringere amicizie incontrandosi e giocando in rete. Lo studio, chiamato Gaming Relationship Report 2023, ha coinvolto oltre 7.500 gamer in cinque paesi europei e ha evidenziato come il gaming online stia diventando sempre più importante per la socializzazione tra i giocatori di età compresa tra i 18 e i 44 anni. Nel complesso, il 62% dei gamer europei in questa fascia d’età gioca almeno una volta a settimana.

Gli italiani creano relazioni… giocando

In particolare, l’Italia si distingue per l’importanza attribuita alle relazioni nate attraverso il gaming. Il 49% dei giocatori italiani si relaziona con altri giocatori online, e tra i giovani tra i 18 e i 24 anni, questa percentuale sale addirittura al 73%. Inoltre, il 30% dei giocatori italiani afferma di aver stretto amicizie attraverso i videogiochi, con il 56% dei giovani tra i 18 e i 24 anni e il 42% tra i 25 e i 34 anni che hanno creato amicizie che vanno al di là del mondo virtuale.

Un mezzo di connessione

Il rapporto sottolinea l’importanza del gaming come mezzo di connessione tra giocatori, superando confini geografici e differenze culturali. Paesi come Germania, Regno Unito, Spagna e Italia mostrano un alto grado di interazione online tra i giocatori, con l’Italia che spicca con il 49% di giocatori che si relazionano online. Gli italiani si collocano al primo posto anche per il numero di amicizie strette tramite i videogiochi (30%), seguiti dagli spagnoli (26%) e dai britannici (oltre un quarto).

Non solo un passatempo

Il gaming non è solo un passatempo ricreativo, ma anche un mezzo per sviluppare competenze e autostima. Un terzo dei giocatori italiani vorrebbe ricevere una formazione specifica per migliorare le proprie abilità di gioco, e il 51% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene che il gaming abbia contribuito al loro sviluppo personale.
In Europa, il gaming è diventato un fenomeno di intrattenimento di massa, con una percentuale significativa di giocatori attivi. La Spagna è il paese con la più alta percentuale di giocatori (89%), seguita dalla Francia (78%). Anche in Italia, il gaming ha guadagnato una crescente popolarità, con l’83% della popolazione che si intrattiene con i videogiochi e il 71% che continua a giocare regolarmente.

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Lavoro da remoto estivo: opportunità e sfida per la cybersecurity

Il ricorso al lavoro da remoto, in forte crescita dopo gli anni della pandemia, è particolarmente diffuso nei mesi estivi, consentendo ai lavoratori di conciliare vita professionale e esigenze famigliari.
Se i vantaggi sono indubbi, il remote working rappresenta però una sfida complessa per i team IT aziendali, che devono poter garantire standard di sicurezza elevati e inalterati nel corso di tutto l’anno, proteggendo la rete aziendale e i dati sensibili per l’attività di business.
“Se ciò ha implicato e implica tuttora da parte delle aziende una sempre crescente attenzione alla sicurezza informatica, anche gli utenti devono adottare misure che consentano di lavorare da remoto mantenendo inalterati gli standard di sicurezza”, spiega Chester Wisniewski, Field CTO di Sophos.

Parola d’ordine, formazione

Gli esperti di sicurezza informatica di Sophos hanno condiviso 5 passaggi da intraprendere per evitare rischi e preoccupazioni durante periodi come le ferie estive.
Prima di tutto, prepararsi in anticipo, verificando che tutti i device in uso siano dotati di software di sicurezza aggiornati, siano conformi alle politiche di conformità e sicurezza aziendali, e che tutte le soluzioni siano protette. La maggior parte degli attacchi informatici inizia da una vulnerabilità nell’anello più debole della catena, ovvero gli utenti. I lavoratori possono quindi essere il punto debole sfruttato dai cybercriminali per accedere alla rete aziendale. Ciò rende necessario che ogni membro del team abbia le conoscenze necessarie a riconoscere un potenziale rischio informatico, e conosca le procedure per segnalarlo tempestivamente al proprio team IT

Aggiornare, aggiornare, aggiornare

Se arriva una comunicazione inaspettata da un collega o da un’azienda che sembra fuori dall’ordinario, è d’obbligo la prudenza. Non rispondere direttamente, ma fare un controllo aggiuntivo con il presunto mittente utilizzando un altro metodo di comunicazione come telefono o SMS per assicurarsi che la mail sia autentica
E non appena disponibili, vanno sempre effettuati gli aggiornamenti. Questo è più semplice su smartphone e computer, poiché di solito si ricevono apposite notifiche con richieste di aggiornamento, ma non vanno dimenticati device come i router e i dispositivi IoT.

Un ambiente potenzialmente “ostile”

Non vanno poi dimenticate le misure di protezione più elementari, che rappresentano la prima barriera all’ingresso. Innanzitutto, vanno impostate password univoche per ogni account e va utilizzato un gestore di password affinché siano efficaci. Inoltre, va utilizzata l’autenticazione a più fattori, o ‘in due passaggi’, ove disponibile, per fornire una protezione aggiuntiva.
“Oggi la maggior parte dei dispositivi viene utilizzata quando è connessa a Internet, quindi è necessario considerare sempre che ci troviamo in un ambiente potenzialmente ‘ostile’- aggiunge Chester Wisniewski -. L’idea che lo spazio sicuro sia all’interno degli uffici e quello insicuro all’esterno è superata, ma è vero che a volte quando usciamo dal perimetro fisico dell’azienda non portiamo con noi tutti gli strumenti necessari”.