Una pubblicazione, a cadenza trimestrale, che segna l’inizio di un percorso che consentirà al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) di valorizzare alcuni dati rilevanti per il mondo del lavoro, come occupati, disoccupati, inattivi. È il primo numero del Bollettino sul Mercato del Lavoro, svolto in collaborazione con l’Istat, che consentirà al CNEL di evidenziare aspetti peculiari connessi alla propria attività istituzionale.
Questo primo numero è dedicato ai dati annuali del 2024, con un focus su tre tematiche centrali: l’occupazione femminile, il lavoro giovanile e le differenze territoriali.
L’obiettivo è favorire la diffusione e la conoscibilità dei risultati delle politiche sul lavoro.
In calo le donne disoccupate
L’iniziativa vede la collaborazione di due Enti pubblici, appartenenti al Sistema Statistico Nazionale (SISTAN), per la implementazione e la promozione della ‘cultura del dato al fine di condividere la conoscenza di informazioni strategiche per la vita del Paese,
Tra i dati più rilevanti emerge che nel 2024 il numero complessivo degli occupati ha raggiunto 23 milioni e 932 mila unità, con un incremento di 352 mila persone rispetto al 2023.
Il tasso di disoccupazione è in calo, in particolare per le donne. Questo andamento positivo lascia inalterata la differenza di genere nei tassi di occupazione, che nelle donne italiane è pari a -16,8% rispetto agli uomini, mentre per le donne straniere sale a -26,5%.
Favorire conciliazione tra vita/lavoro e parità retributiva
Sebbene il conseguimento di un titolo di studio terziario aiuti l’inserimento delle donne laureate nel mondo del lavoro (-6,9% rispetto agli uomini laureati), si sottolinea l’urgenza di implementare politiche che promuovano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, favorendo la conciliazione delle esigenze di vita e di lavoro e una effettiva parità delle retribuzioni.
L’analisi territoriale conferma la disparità tra le diverse aree del Paese, il Mezzogiorno, anche se con un dato annuale positivo (+1,1%) presenta in alcune regioni i tassi di occupazione più bassi dell’Unione Europea.
Giovani NEET in diminuzione. Ma sono comunque troppi
Quanto alle forme contrattuali, il lavoro dipendente rimane il più diffuso, con una quota di part-time che supera il 28% per le donne, rispetto al 7% degli uomini.
Il contratto a tempo indeterminato rappresenta oltre l’86% del lavoro dipendente maschile, con uno scarto positivo di poco meno di 3 punti percentuali in tutte le ripartizioni a eccezione del Mezzogiorno, dove raggiunge il 4,3%.
Evidenze positive, ma non risolutive in tema di NEET, i giovani in età 15-29 anni che non studiano, non lavorano e non partecipano ad attività di formazione. Il numero complessivo rimane elevato (nel 2024 sono 1,34 milioni) seppure in decisa diminuzione (-4,8% rispetto al 2023).
Per il 33,9% dei giovani che non ha cercato attivamente un lavoro o non è disponibile a iniziarne uno, una più efficace azione delle politiche attive potrebbe portare a risultati positivi per l’inserimento nel mercato del lavoro.