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Intelligenza artificiale e cybersecurity: più vantaggi o più rischi per le aziende?

Oggi, in qualunque realtà aziendale, l’Intelligenza Artificiale è uno dei temi più caldi. Considerata strategica per tutti i processi, l’IA ha anche un ruolo fondamentale nelle policicliche relative alla cybersecurity. Ma qual’è la realtà dei fatti?  Un recente studio del Capgemini Research Institute, condotto su un campione di 1.000 aziende e intitolato “New defenses, new threats: what AI and Gen AI bring to cybersecurity”, evidenzia come queste tecnologie possano rafforzare le difese digitali ma, allo stesso tempo, aprano la strada a minacce del tutto nuove.

Attualmente due terzi delle organizzazioni considerano l’IA una priorità nelle proprie strategie di sicurezza, soprattutto per la capacità di analizzare enormi quantità di dati e individuare preventivamente i rischi prima che si trasformino in attacchi concreti. Una funzione fondamentale in un contesto in cui la rapidità di risposta può fare la differenza tra una violazione gestibile e un danno milionario.

L’altra faccia della medaglia

La diffusione della cosiddetta Gen AI, in grado di produrre testi, immagini e contenuti sempre più realistici, ha però aperto scenari inquietanti. Il 97% delle imprese coinvolte nella ricerca ha dichiarato di aver riscontrato nell’ultimo anno roblemi di sicurezza legati a queste tecnologie. I cybercriminali, infatti, possono sfruttarle per costruire attacchi sofisticati e difficili da riconoscere.

Oltre il 40% delle aziende ammette di aver subito perdite economiche causate da deepfake o contenuti manipolati artificialmente. Non sorprende, quindi, che sei organizzazioni su dieci stiano valutando un aumento del budget destinato alla protezione informatica.

Quando l’IA ha le ‘allucinazioni’

Il report sottolinea anche i rischi derivanti da un utilizzo imprudente dell’IA da parte dei dipendenti. Mancanza di formazione e scarsa consapevolezza possono tradursi in fughe di dati o errori costosi. Tra i problemi più diffusi emergono le cosiddette “allucinazioni” – risposte errate o fuorvianti dei modelli – la creazione di contenuti inappropriati e i cosiddetti “prompt injection”, ossia manipolazioni mirate a sfruttare le debolezze dei chatbot e degli assistenti virtuali.

A ciò si aggiunge il timore legato alla gestione dei dati: informazioni sensibili utilizzate per l’addestramento degli algoritmi potrebbero finire in mani sbagliate o essere manipolate, con conseguenze gravi per la privacy e la competitività delle imprese.

Quale sarà la sfida dell’immediato futuro?

Nonostante i rischi, IA e Gen AI restano strumenti imprescindibili per affrontare il futuro della sicurezza informatica. Il punto, sottolinea Capgemini, non è fermarne l’adozione, ma imparare a gestirne potenzialità e i potenziali rischi.

Per le aziende la strada passa da due direttrici: investire in soluzioni tecnologiche di nuova generazione e, parallelamente, formare il personale perché sia in grado di usare queste risorse in modo consapevole. Solo così sarà possibile trasformare l’intelligenza artificiale da minaccia a vero alleato nella difesa digitale.

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Estate, gli italiani temono furti e danni in casa

E’ soprattutto il furto a far paura agli italiani in partenza per le vacanze, ma c’è anche chi è in ansia per possibili danni da maltempo o fughe da gas. Perchè i nostri connazionali sono così timorosi? Innanzitutto per i numeri: ogni anno, infatti, vengono registrati oltre 147.000 furti in appartamento – più di 400 al giorno. E la stagione estiva si conferma un periodo ad alto rischio per chi lascia l’abitazione incustodita.

Un’indagine condotta da EGM Different per Facile.it rivela che oltre il 60% degli italiani prova ansia all’idea che la propria casa possa essere visitata dai ladri durante le vacanze.

Gli italiani non hanno ancora scoperto il valore dell’assicurazione  

Così, anche se il timore per la propria casa è reale, solo una piccola parte della popolazione – il 17% – ha stipulato una polizza assicurativa contro i furti domestici. Molti preferiscono contare su accorgimenti pratici: la soluzione più comune è chiedere aiuto a familiari o vicini di casa (43%), incaricati di sorvegliare l’abitazione in assenza dei proprietari.

Poi c’è l’ausilio della tecnologia: il 28% ha installato telecamere di sorveglianza, con un picco del 31% nelle regioni centrali. Alcuni puntano su interventi strutturali come l’installazione di grate alle finestre, adottata dal 13% degli intervistati (16% nel Centro Italia).

Trucchi per non far capire che si è via

Molti italiani tentano di mascherare l’assenza accendendo luci o lasciando la televisione accesa, per simulare una presenza in casa. Si stima che lo facciano circa 3,4 milioni di persone. Altri, seppur in minoranza, assumono vigilanti privati o chiedono ai vicini di svuotare regolarmente la cassetta della posta, per non lasciare indizi evidenti di assenza prolungata. Però circa un quarto della popolazione sceglie di non adottare alcuna precauzione.

Fanno paura anche i saggi da maltempo 

Oltre ai ladri, molti temono i danni causati da eventi atmosferici. Il 29% degli italiani dichiara di essere preoccupato per piogge intense, grandinate o vento forte che potrebbero compromettere la sicurezza della casa. Questo timore sale fino al 39% nel Nord Est. Seguono tra le principali preoccupazioni le perdite d’acqua (22%) e le fughe di gas (18%).

Cinque accorgimenti per partire tranquilli

Per ridurre i rischi prima di partire, gli esperti consigliano di procedere attraverso cinque step. installare serrature affidabili, grate o allarmi per scoraggiare i ladri; riporre oggetti preziosi in luoghi sicuri o poco accessibili; evitare segnali visibili di assenza, come posta non ritirata o luci sempre spente; limitare la condivisione di dettagli del viaggio sui social network; valutare un’assicurazione casa che copra furti, danni da agenti atmosferici e imprevisti.

Sempre meglio prevenire 

Anche adottando tutte le precauzioni possibili, il rischio zero non esiste. Per questo, una copertura assicurativa può rappresentare una valida garanzia contro danni imprevisti. Le polizze casa moderne offrono formule flessibili e accessibili, a partire da circa 13 euro al mese, con possibilità di estendere la copertura anche a furti e calamità naturali.

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Automobili, il 41% degli italiani ne guida una di oltre 15 anni

Il 41,2% del campione di un’indagine condotta per conto di Facile.it dall’istituto di ricerca mUp Research guida un’auto con più di 15 anni. Si tratta di circa 10 milioni e 700 mila di italiani, e se ci si allarga ai conducenti di vetture con più di 7 anni di anzianità, si arriva addirittura a 26 milioni di automobilisti.

Il dato emerso dalla ricerca supera il 43% fra i residenti al Sud e nelle Isole, e sfiora il 50% tra gli intervistati con un’età compresa tra i 65 e i 74 anni.
Ma perché gli italiani non cambiano l’automobile? Il motivo principale è che l’auto funziona ancora.

Per il 25,8% la motivazione a non cambiare l’auto è economica

Indagando le ragioni che hanno portato questi automobilisti a non cambiare auto fino a oggi si scopre che nella stragrande maggioranza dei casi, il 59,4% del totale campione, pari a 15.583.000 individui, il motivo è, semplicemente, che ritengono che l’auto funzioni ancora benissimo.
Ancora una volta, in alcune aree si raggiungono picchi molto alti, ovvero nel Nord Ovest (65,3%) e nel Nord Est (63,3%).

Al secondo posto nelle motivazioni si riscontrano le difficoltà economiche (25,8%), percentuale che raggiunge il 31,9% tra gli appartenenti alla fascia anagrafica tra 18 e 24 anni e arriva addirittura al 32,6% al Sud e nelle Isole.

Il premio dell’assicurazione varia con l’anzianità del veicolo

Un ulteriore motivo per cui non si sostituisce la vettura è il fatto di usarla poco o nulla, l’11,5% del totale. Percentuale che raggiunge il 15,5% fra chi vive in centri con più di 250.000 abitanti, i quali presumibilmente usano molto i mezzi pubblici, e il 22,4% tra i 65-74enni.
L’anzianità di una vettura, oltre a costituire un fattore di minore sicurezza per i passeggeri e una peggiore sostenibilità ambientale, incide anche sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è sì.

Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato e ha calcolato, a parità di condizioni, quanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

Una differenza del 17% in soli 4 anni

Con un’età di 10 anni il premio medio da pagare per la polizza è di circa 359 euro, valore che sale a 368 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura 421 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni.
Una differenza del 17% in appena 4 anni.

L’indagine demoscopica di Facile.it è stata realizzata da mUp Research fra il 25 e il 28 giugno 2025 attraverso la somministrazione di 1.385 interviste CAWI a un campione di possessori di automobili in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione automobilistica italiana residente sull’intero territorio nazionale.

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Italia seconda in Europa per spesa sociale: oltre 600 miliardi di euro l’anno

Nel 2024 la spesa familiare privata degli italiani per il welfare è stata di circa 138 miliardi di euro, quasi 5.400 euro per ciascun nucleo. Un impegno consistente, che colma il vuoto lasciato in molti settori dall’intervento pubblico. La Penisola è al secondo posto in Europa per la spesa sociale, con circa 620 miliardi di euro nel 2022, pari al 30% del Pil. Ma molto si potrebbe fare per ottimizzare la spesa, soddisfare la domanda crescente dei cittadini e affrontare le sfide che bassi tassi di natalità, allungamento della vita media e aumento degli anziani pongono nel prossimo futuro.

Emerge dal rapporto realizzato da Fondazione per la Sussidiarietà (FpS), ‘Sussidiarietà e… welfare territoriale’.

Povertà e disuguaglianza stanno peggiorando

In Italia il 5% delle famiglie possiede il 46% della ricchezza, mentre quasi il 10% della popolazione è in difficoltà. Particolarmente grave la situazione delle famiglie con persone disabili. Oltre un quarto (28,4%) è a rischio povertà o esclusione sociale.

Negli ultimi tre anni una quota significativa (oltre il 67%) di chi ha richiesto assistenza ha incontrato difficoltà o impossibilità di accesso ai servizi del welfare territoriale.
“Investire sullo stato sociale, sulla sua universalità e inclusività, non è solo un dovere di solidarietà verso i più fragili, ma significa anche costruire società più coese, sistemi più resilienti e una crescita economica più stabile”, sostiene Giorgio Vittadini, Presidente FpS. 

L’attuale sistema di welfare non è ben visto dagli italiani?

“È venuto il momento di rinnovare il patto sociale che ci unisce, con la cultura della sussidiarietà, che è ricerca del bene comune attraverso la messa a sistema del contributo di tutti”, aggiunge Vittadini.
Eppure, solo il 38% dei cittadini promuove le politiche per la lotta alla povertà e al disagio sociale.

Nel nostro Paese le prestazioni pensionistiche (vecchiaia, invalidità e reversibilità) assorbono quasi la metà delle risorse del welfare, mentre alle politiche sociali (famiglie e minori, disabilità e disoccupazione) è destinato meno del 20%.

Una situazione che causa sovrapposizioni, sprechi e inefficienze

Il welfare territoriale in Italia è caratterizzato da un complesso reticolo istituzionale, con competenze distribuite tra Stato, Regioni e Comuni, carenza o assenza di coordinamento e potenziali conflitti.

Il sistema è sbilanciato verso il trasferimento monetario rispetto alla più efficace offerta di servizi. È incentrato sull’offerta di servizi parcellizzati e non sulla presa in carico della persona. Inoltre, il rapporto pubblico-privato sociale è troppo soggetto alle regole di mercato, e manca un sistema di monitoraggio dei bisogni e di valutazione della qualità dei servizi.
Dal Rapporto emerge quindi l’importanza di passare da una visione ‘amministrativa’ dei bisogni a un approccio olistico, che riconosca la complessità e la specificità delle esigenze individuali e comunitarie mettendo al centro la persona.

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Intelligenza artificiale e shopping: come cambiano le abitudini degli italiani

Sembrava uno scenario futuristico fino a pochi mesi fa, invece è realtà: l’intelligenza artificiale è già entrata nelle abitudini d’acquisto degli italiani. A rivelarlo è il Retail Report 2025 realizzato da Adyen, piattaforma globale di tecnologia finanziaria, secondo cui l’utilizzo dell’IA nello shopping è cresciuto del 47% rispetto all’anno precedente.

Tra i più attivi, non sorprende trovare la Generazione Z, con il 53% che già utilizza strumenti di IA per scegliere e acquistare prodotti. Ma il dato più sorprendente riguarda i Baby Boomer (la fascia 60-78 anni), che fanno registrare l’incremento più marcato: +58% nell’adozione dell’intelligenza artificiale per la spesa.

Dall’ispirazione all’acquisto: l’IA diventa una guida per i consumatori

Oltre la metà degli utenti italiani che si affida all’IA per i propri acquisti la considera una risorsa utile per trovare idee e suggerimenti personalizzati. Il 53% afferma di ricevere ispirazione per capi d’abbigliamento, prodotti alimentari o articoli per la casa.

Il 52% si dice interessato a scoprire brand meno noti grazie all’intervento intelligente dell’algoritmo. E quasi 1 su 10 dichiara di aver individuato nuovi articoli grazie proprio all’intelligenza artificiale.

Solo un retailer italiano su quattro investirà in IA entro l’anno

C’è un altro dato interessante. Mentre i consumatori dimostrano con i numeri un grande entusiasmo per questa “rivoluzione”, i retailer restano molto più cauti. Solo il 25% dei commercianti italiani prevede di investire nell’intelligenza artificiale nel corso dei prossimi 12 mesi, in particolare per migliorare marketing e vendite. Un segnale in controtendenza rispetto alla trasformazione in atto.

“Siamo in un momento in cui l’IA può diventare una figura chiave nello shopping personalizzato”, sottolinea Roelant Prins, Chief Commercial Officer di Adyen. “La tecnologia può consigliare outfit, prodotti, e perfino nuovi marchi in base alle preferenze personali”.

Il digitale non sostituisce il negozio fisico

L’intelligenza artificiale è solo una parte della rivoluzione in corso: il vero salto di qualità passa per la capacità di offrire un’esperienza d’acquisto integrata tra digitale e negozio fisico. Solo il 38% dei brand italiani offre già una continuità tra online e offline, ma la domanda è chiara: il 37% dei consumatori si aspetta di acquistare tramite diversi touchpoint – dai social agli store, passando per le app. Nonostante l’avanzata digitale, il 41% continua a voler toccare con mano il prodotto prima di acquistarlo, e il 31% apprezza poter uscire dal negozio con l’articolo in tasca. 

In sintesi, il futuro del commercio sarà sempre più digitale, ma con un occhio alla personalizzazione, alla fiducia e alla qualità dell’esperienza.

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Pride 2025: no alla discriminazione, ma il sostegno ai diritti arcobaleno non è più così forte

Emerge dalla IV edizione del Rapporto Ipsos LGBT+ Pride: nonostante si percepisca una generale ‘reazione anti-woke’ permane un ampio sostegno per le tutele legali contro la discriminazione delle persone LGBT+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender). Anche se con variazioni significative tra i 26 Paesi considerati su questioni specifiche.

In particolare, rimane forte il sostegno alle coppie dello stesso sesso al matrimonio e l’adozione di bambini, ma non è più così alto. E si registra anche un indebolimento del sostegno a brand o aziende che promuovono attivamente i diritti LGBT+, che si abbassa in media al 41% in 23 Paesi rispetto al 44% del 2024 e al 49% del 2021.
I livelli più alti si registrano in Thailandia (72%) e sono pari o superiori al 50% anche in Italia. Si scende al 22% in Corea del Sud e al 21% in Turchia.
Viceversa, l’opposizione aumenta al 23%.

Scende il consenso in materia di bagni o passaporti per i transgender

Inoltre, si registra una netta mancanza di consenso su questioni come la presenza di un maggior numero di persone LGBT+ sugli schermi o i diritti dei transgender in materia di passaporti o bagni.

In tutti i Paesi considerati la maggioranza però ritiene che le persone LGBT+ debbano essere protette dalla discriminazione in ambito lavoro o alloggio (Italia 79%).
Tuttavia, quando si tratta di approvare leggi che vietino la discriminazione, si riscontrano ampie variazioni sul sostegno a tali misure: dal 72% in Thailandia (64% Italia) al 29% in Ungheria e 27% in Turchia.

Politiche aziendali “arcobaleno”: in Italia 50% favorevoli

In tutti i Paesi in media il 38% è favorevole a programmi/politiche aziendali che supportino/celebrino esplicitamente i lavoratori LGBT+, mentre il 24% si oppone.
Questo dato rileva l’esistenza di un’alta quota (39%) di neutrali a queste iniziative sul posto di lavoro. In Italia il consenso è molto più alto rispetto alla media (50%),

Quanto al sostegno al matrimonio/riconoscimento tra persone dello stesso sesso diminuisce al 69% in 23 Paesi. In Italia (80%) si rileva un aumento di due punti percentuali rispetto al 2024.
La percentuale media di coloro che pensano che alle coppie dello stesso sesso non dovrebbe essere permesso di sposarsi aumenta leggermente (15% vs 12% 2021), mentre il sostegno ad adottare bambini scende addirittura al 59% (64% 2021).

Ragazze GenZ più liberali dei coetanei

Ancora una volta, le giovani donne sono il gruppo più favorevole a una serie di tutele, diritti e visibilità LGBT+. I giovani ragazzi continuano a discostarsi dalle loro coetanee su diverse questioni, allineandosi maggiormente con gli uomini più adulti.

Ad esempio, mentre il 59% delle ragazze GenZ è favorevole al fatto che le persone LGBT+ possano parlare apertamente del loro orientamento sessuale/identità di genere, il supporto dei GenZ maschi (38%) è in linea con quello degli uomini Millennial (43%) e della GenerazioneX (44%).

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Vivere in Italia nel 2025: per oltre il 70% è una fortuna, ma c’è chi non è soddisfatto

In che modo gli italiani percepiscono la vita nel nostro Paese? Secondo il Rapporto Italia 2025 di Eurispes, ben il 72% degli italiani ritiene che vivere nel nostro Paese sia una vera fortuna, una quota in crescita rispetto al 62,9% registrato nel 2011.

Il sentimento positivo si fonda principalmente su elementi culturali, ambientali e sociali, che ancora oggi alimentano un forte senso di appartenenza e di orgoglio nazionale.

I nostri “lussi”? Paesaggi, cultura e tradizioni

Gli italiani indicano come primo motivo di orgoglio la bellezza dei paesaggi naturali (21,6%), seguita dalla ricchezza artistica e culturale (19,6%). La tradizione gastronomica, con la sua fama mondiale, è al terzo posto (14,8%), mentre la libertà di opinione e di espressione (13,2%) e il clima mite (12%) completano la top five delle ragioni per cui vivere in Italia è considerato un privilegio.

Questi dati confermano quanto l’immaginario collettivo sia ancora profondamente radicato in valori affettivi e culturali, elementi che nonostante le difficoltà economiche restano un punto fermo dell’identità italiana.

Le ragioni del malcontento: economia e lavoro

Dall’altra parte, circa un quarto degli intervistati che vedono la vita in Italia come una sfortuna indicano motivazioni di tipo economico. Le condizioni finanziarie generali (23,2%) e la precarietà nel mercato del lavoro (22,7%) rappresentano gli ostacoli principali che pesano sul giudizio negativo.

L’esodo degli italiani e la voglia di cambiamento

Negli ultimi dieci anni, oltre 1,2 milioni di italiani sono emigrati, secondo i dati dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). Nonostante ciò, il 60,5% degli intervistati preferirebbe restare nel Paese, mentre quasi quattro su dieci (39,5%) ammettono che, se potessero, si trasferirebbero all’estero.

Le ragioni che spingono verso un cambio di residenza sono principalmente legate alla ricerca di maggiori opportunità lavorative (29,8%), al minor costo della vita (17,1%) e al desiderio di garantire un futuro migliore ai figli (13,9%).

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Matrimonio: come partecipare senza stress, anche per il portafoglio

Il matrimonio è un momento magico, ma rischia di svuotare il portafoglio. Anche degli invitati. Per aiutare a vivere questi eventi con più leggerezza, anche finanziaria, la banca online N26 ha raccolto 5 consigli pratici per godersi ogni festa senza ansia da conto corrente.

Anzitutto, fare il punto della situazione con un budget ad hoc. Perché organizzare un matrimonio è fondamentale, anche da invitati. Prima di dire ‘sì’ a ogni invito, è bene fare un check della propria situazione economica e valutare quante cerimonie si hanno in agenda.
Stilare un budget aiuterà a capire quanto si può spendere tra abito, viaggio, alloggio e regalo, e decidere con più consapevolezza a quali eventi partecipare.

Pianificare con anticipo anche il dress code

Molti matrimoni richiedono spostamenti, quindi spese aggiuntive. In questi casi, prenotare viaggi e hotel per tempo permette di accedere a prezzi migliori. Anche condividere l’alloggio con altri invitati può essere una buona soluzione. Il risparmio è garantito e anche il divertimento.

La tentazione di comprare un abito nuovo per ogni matrimonio è forte, ma non è sempre necessario. Basta mettere in gioco la creatività, abbinando magari in modo diverso i capi che già si possiedono o usando accessori per rinnovare un look. Oppure, scegliendo una ‘base’ da utilizzare in più occasioni, o ancora, noleggiando l’abito. Sono diversi modi per sfoggiare un look impeccabile senza svuotare il conto.

Un regalo fatto col cuore. Ma non c’è nulla di male a dire “no”

Un altro aspetto da considerare è il regalo. Il consiglio è quello di organizzare regali di gruppo con amici o familiari, in modo da ridurre il costo individuale. I regali artigianali o personalizzati, inoltre, hanno spesso un valore affettivo maggiore e risultano più significativi.

in ogni caso, la stagione dei matrimoni porta con sé anche una serie di eventi collaterali: proposte di matrimonio, addio al celibato/nubilato, cene pre-matrimoniali. È importante ricordare che non è obbligatorio partecipare a tutto. Essere sinceri con gli sposi e rispettare i propri limiti è fondamentale. L’importante è esserci nei momenti che contano e viverli con il sorriso.

La tecnologia aiuta a gestire le spese

Insomma, una buona gestione del budget e la capacità di stabilire le giuste priorità sono alleate preziose per affrontare la stagione dei matrimoni senza mettere a rischio il proprio equilibrio finanziario.

Grazie ai consigli di N26 e a funzionalità intelligenti, come Spaces, che permette di creare budget separati dal conto principale per organizzare le spese, e Regole automatiche, che trasferiscono denaro ai vari ambiti di spesa con la frequenza che si preferisce, gestire il proprio denaro diventa semplice, flessibile e su misura.

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Birra sostenibile: GenZ traina i modelli di consumo più consapevoli

Lo ha scoperto l’indagine condotta da BVA Doxa per il Centro Informazione Birra (CIB) di AssoBirra: se la sostenibilità guida le preferenze di oltre tre consumatori di birra su quattro, coinvolgendo trasversalmente tutte le generazioni, è la GenZ a mostrare una sensibilità superiore rispetto a Millennials e GenX.

Più in particolare, le differenze generazionali indicano i giovani tra 18 e 27 particolarmente attenti a packaging ecologico (43%), salute e sicurezza sul lavoro (24%), mentre i Millennials si concentrano sull’utilizzo di energia pulita (37%), e la GenX pone maggiore enfasi sulla tutela del suolo (56%) e sulla produzione locale e stagionale (47%).
In ogni caso, è GenZ a trainare modelli di consumo più consapevoli.

Agricoltura green e packaging ecologico guidano gli acquisti

Il 40% dei GenZ dichiara di aver consapevolmente acquistato birra da aziende impegnate nella sostenibilità, a fronte del 29% dei Millennials e del 25% della GenX.
In generale, oltre la metà dei consumatori si dice disposta a pagare fino al 10% in più per una birra sostenibile. La GenZ si distingue nuovamente, con il 27% che si spinge a investire anche il 20% in più, confermandosi la generazione che ha maggiormente rivisto le proprie abitudini d’acquisto in chiave green.

Tra i principali driver di scelta spiccano l’agricoltura sostenibile (42%) e il packaging ecologico (37%).
Quest’ultimo tema riscuote particolare attenzione tra i più giovani, mentre la GenX mostra un forte interesse per la provenienza delle materie prime, con un picco del 50% a favore dell’agricoltura sostenibile.

Social media canale d’informazione primario

In crescita anche la sensibilità verso l’uso di energia rinnovabile, come quella solare o eolica, indicata dal 32% della GenZ come fattore rilevante nella scelta del prodotto.
I social media si confermano poi il canale d’informazione preferito (75%) per conoscere le iniziative sostenibili dei brand di birra, superando la televisione (56%) tra le fonti di riferimento per tutte le fasce generazionali.

I consumatori di tutte le generazioni concordano inoltre sull’importanza che le aziende produttrici di birra adottino pratiche sostenibili e siano in grado di comunicarle in modo trasparente ed efficace.
Tra tutte, la GenX risulta la più sensibile a questo tema. Il 41% considera infatti fondamentale l’impegno concreto delle aziende (33% GenZ, 27% Millennials).

Il 65% non sa cos’è il greenwashing

Nel complesso, il 77% dei consumatori ritiene credibile che un’azienda birraria possa adottare pratiche sostenibili.
Tuttavia, solo il 59% percepisce un’effettiva coerenza tra queste azioni e l’immagine che il brand comunica.
Su questo fronte, i Millennials si dimostrano i più fiduciosi (67%), mentre la GenZ appare più scettica, con solo il 52% che riconosce un allineamento tra valori dichiarati e comportamenti reali.

Nonostante la crescente attenzione alla sostenibilità, il 65% degli intervistati non conosce il significato dei termini ‘greenwashing’ o ‘ecologismo di facciata’. La GenZ si conferma la più informata: il 44% ne ha già sentito parlare, ma solo il 58% è in grado di definire questi termini correttamente.

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Prestiti alle famiglie: nel 2025 riparte la domanda

Dopo un 2024 sottotono, il primo trimestre del 2025 segna una ripresa nella domanda di prestiti da parte delle famiglie italiane.

Lo certifica l’aggiornamento del Barometro CRIF, basato sui dati EURISC, il sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF.

Una segnale di fiducia: +3% di richieste rispetto all’anno precedente

Nel periodo gennaio-marzo 2025 si registra un aumento del 3% delle richieste di prestito rispetto allo stesso trimestre del 2024. In parallelo, cresce anche l’importo medio domandato, che raggiunge 10.161 euro, segnando un +8,3% su base annua.

Si tratta della cifra più alta degli ultimi dieci anni: nel 2015 l’importo medio era infatti di 7.724 euro. L’incremento è attribuibile in buona parte all’effetto dell’inflazione, che spinge verso richieste di credito più consistenti.

Prestiti personali in aumento, frenano quelli finalizzati

Entrando nel dettaglio, i prestiti personali volano, con un +15,9% di richieste rispetto al 2024. Al contrario, i finanziamenti finalizzati – come quelli per l’acquisto di beni specifici – segnano una flessione dell’8,6%.
Anche gli importi richiesti mostrano andamenti differenti: per i prestiti finalizzati si registra un aumento del 9,6%, con una media di 7.518 euro, mentre i prestiti personali crescono più lentamente (+2,4%), attestandosi su 12.495 euro in media.

Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, commenta: “La ripresa è incoraggiante, favorita dalle politiche monetarie più accomodanti della BCE. Tuttavia, si osserva una maggiore attenzione alla sostenibilità del debito: quasi la metà delle richieste riguarda infatti importi inferiori a 5.000 euro”.

Pagamenti dilazionati e piccoli prestiti: cambia il comportamento dei consumatori

Il 45,1% delle richieste riguarda somme sotto i 5.000 euro. Inoltre, cresce il ricorso a formule di pagamento flessibili come il “Buy Now, Pay Later”, utilizzato anche per importi molto contenuti: il 61% dei prestiti è infatti compreso tra 0 e 150 euro.

Anche la durata dei piani di rimborso si allunga: il 33,1% dei finanziamenti prevede un’estensione superiore ai 5 anni.

I 45-54enni guidano la domanda di credito

La fascia d’età più attiva nella richiesta di prestiti è quella tra i 45 e i 54 anni, che rappresenta il 23,3% delle domande.

Seguono i 35-44enni con il 20,5%, confermando come siano le generazioni adulte a trainare la ripresa del credito.